1° settembre 2026
Mi chiamo Sandra (solitamente mi firmo SandraTara, ma in questa specifica circostanza dovrei firmarmi CasSandra!) e ho deciso di principiare la presente newsletter riportando i versi di chiusura di una lirica composta da Sri Aurobindo esattamente 90 anni fa, che reputo particolarmente attuale…
HAIL TO THE FALLEN
[…]
Man is but man and the weapons of Hell are too fierce for his spirit,
Forged by the scientist burrowing deep in the bowels of Nature,
Death and destruction to draw from her torn from her anguished entrails,
Death for his kind, the destruction of earth and her high-aiming peoples,
Engines for Satan to handle, tools for the mischief of Ate.
SRI AUROBINDO
(1936)
Ed ecco qui di seguito la traduzione in endecasillabi di Tommaso Iorco, contenuta nel volume Poesie di Sri Aurobindo (aria nuova edizioni - pagg. 280-281) …
GLORIA AI VINTI
L’uomo è uomo e gli ordigni dell’inferno
sono troppo feroci al suo cospetto,
forgiati da scienziati che le viscere
della natura nel profondo frugano
per ottenere morte e distruzione,
strappando da quei visceri straziati
ciò che apporta la fine ai loro simili,
la distruzione della terra e i popoli,
strumenti per le opere di Satana,
per i misfatti di Ate utensìli.
Come è noto, Ate, nella mitologia greca, rappresenta la follia cieca e rende le sue vittime incapaci di scelte razionali: le ottenebra al punto da far dimenticare loro di comportarsi in modo sensato.
Tutti noi ci troviamo in uno dei momenti più decisivi della storia mondiale. Probabilmente nel più decisivo in assoluto per la specie homo sapiens e per il futuro del pianeta che lo ospita.
Dopo quella che non abbiamo esitato a definire fin dall’inizio la “pandemenza”, eccoci nella “epstilenza”: i file di Epstein (benché desecretati solo in piccola parte: la più edulcorata, oscurando i nomi dei carnefici ed esponendo alla gogna mediatica i nomi di molte vittime) hanno cominciato a disvelare gli ingranaggi del potere oscuro che domina i “predoni universali” (quel migliaio di individui malati di hybris: regnanti, finanzieri, politicanti, magistrati, banchieri, ecc.): il loro mostruoso cinismo, le mire infernali, le perversioni diaboliche. Come è possibile che non uno solo tra i pochi personaggi emersi (Bill Gates, Ahmed bin Sulayem, i coniugi Clinton, Donald Trump, Andrew Windsor, Ramsey Elkholy, Eduardo Teodorani Fabbri, Frédérik Fekkai, Glenn Dublin, Jes Staley, Peter Mandelson, Leon Black, Tom Pritzker, Les Wexner, …) sia indagato o in carcere? Qui non stiamo parlando solo di crimini (già di per sé gravissimi) quali abusi sessuali su minori, ma addirittura si ipotizzano omicidi, mutilazioni e torture, “snuff movies”, rituali di sangue, cannibalismo e coprofagia! Oltre a esperimenti eugenetici condotti da scienziati privi di scrupoli, all’interno di ranch pedo-satanisti.
Poco meno di un secolo fa, il nichilismo si è affermato (nell’inconscio collettivo) come mentalità di massa: l’intera umanità (volente o nolente) assiste alla propria nientificazione. Contemporaneamente (non a caso) la bomba atomica – ordigno di annichilazione di massa – si è imposta in tutta la sua raccapricciante brutalità. Da allora, la filosofia del nulla (sommata alla possibilità concreta di un annientamento di ogni forma di vita sul pianeta) è notevolmente accresciuta e ha generato ciò che è stato argutamente definito mediante un neologismo: “annichilismo”.
Il 2020 ha segnato l’inizio di una ulteriore esacerbazione del paradigma mondiale, conseguenza ultima di tale annichilismo: l’asocialità eretta a sistema (paradossalmente, soprattutto, ma non solo, a causa del massiccio uso dei “social”), il totalitarismo dell’indifferenza, la cinica lotta per la sopravvivenza, la schiavitù solipsistica, la tecnocrazia del nulla, la barbarie assoluta.
Ma tutto ciò gli esseri umani lo interpretano al contrario e, pertanto, sono terrorizzati (per la verità, i più cercando di non vedere, nascondendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi) da quanto sta emergendo. Mentre, in verità, viviamo nell’ora più importante che mai la terra abbia vissuto: l’ora della trasparenza. Il marcio viene finalmente a galla. La confusione regna dappertutto. Il non-senso pare l’unica direzione possibile, conducente al disastroso nulla. Eppure… Eppure, in un simile pantano collettivo, la vera rivoluzione avanza, inesorabilmente. Noi la chiamiamo “la rivoluzione di Mère e Sri Aurobindo”, ma ciascuno può assegnargli il nome che preferisce – purché avvenga!
«Occorre superare questa prigione mentale nella quale l’umanità si è imprigionata […], affinché la vita fisica possa essere governata dalla coscienza superiore […]. Il corpo apprende la lezione – tutti, tutti i corpi. […] Qualcosa è cambiato per davvero nel mondo. […] Adesso occorre elaborarlo, realizzarlo in ogni dettaglio, ma il cambiamento è compiuto – è cosa fatta. Vale a dire che le condizioni materiali congegnate dalla mente e che appaiono così inevitabili, al punto che quanti avevano un’esperienza viva dei mondi superiori ritenevano indispensabile abbandonare questo mondo materiale per vivere veramente nella Verità (attitudine che ha prodotto tutte quante le pratiche e le credenze religiose), ebbene, ora non è più così! Il corpo fisico è CAPACE di ricevere la Luce superiore, la Verità, la vera Coscienza, e di manifestarla. […] È occorso più di un anno per riportare questa vittoria […] Questo è il Lavoro che Sri Aurobindo mi ha affidato. […] E tutto, tutte le circostanze sono le più catastrofiche possibile: mostruosità, complicazioni, difficoltà, tutto si accanisce, come inferocito, ma… è finita. Il corpo SA che è finita. […] Questa realizzazione pienamente concreta e assoluta che si poteva sperimentale solo quando si evadeva dalla materia: è sicuro, è certo e stabilito che la si può vivere QUI. Adesso, tutte le coscienze umane hanno la possibilità di emanciparsi dall’ipnotismo mentale.»
MÈRE
(Agenda, 14 marzo 1970).
Dietro il velo si è già prodotta la vittoria – occorre “soltanto” riportare tale conquista nella facciata dell’esistenza, squarciare il velo che la separa dal mondo-di-fuori. Ciascuno fa la sua parte e il contagio è irreversibile: il vero contagio sopramentale, non il contagio dei virus prodotti in laboratorio da piccoli omuncoli satanici, accecati da Ate e dal proprio megalomane narcisistico ego.
Siamo in piena rivoluzione, in piena apocalisse (ricordiamo il significato etimologico di ἀπο-κάλυψις – “dis-velare”) e, quindi, la tenebra viene esposta allo scoperto, non ha più alcun rifugio ove rintanarsi e nascondersi. Per chi sa vedere.
Certamente, tutto questo putiferio che si è sollevato verrà utilizzato dai suddetti predoni per cercare di assuefare le coscienze umane al peggio, in modo da continuare indisturbati le loro nefandezze e perversioni diaboliche. Se questo sarà loro permesso, dipenderà anche (ma non solo, per fortuna!) da ciascuno di noi, dal nostro livello di consapevolezza e dalla nostra aspirazione a porci dalla parte giusta della barricata, in questa rivoluzione unica e irripetibile.
La consapevolezza di avere già trionfato dal di dentro dona una FORZA invincibile, che i nostri oppositori non si sognano nemmeno e che rende immuni da tutte le loro menzogne propalate a suon di campagne massmediatiche, di armi di distruzione di massa, di sieri transgenici, di geoingegneria, di onde elettromagnetiche e via delirando. Pochi individui fanno la vera differenza, perché questa è l’ora dell’inatteso…
Buona vita vera a tutti!
Sandra
«Indubbiamente, l'odio e la maledizione non sono l'atteggiamento appropriato. È vero che guardare a tutte le cose e a tutte le persone con una visione calma e chiara, essere distaccati e imparziali nei propri giudizi è un atteggiamento yogico assolutamente corretto. Si può raggiungere uno stato di perfetto samatā [equanimità] in cui si vedono tutti uguali, amici e nemici inclusi, e non si è turbati da ciò che gli uomini fanno o da ciò che accade. La questione è se questo sia tutto ciò che ci viene richiesto. In tal caso, l'atteggiamento generale sarà di neutrale indifferenza verso qualunque cosa. Ma la Bhagavadgītā, che insiste fortemente su una samatā perfetta e assoluta, prosegue dicendo: "Combatti, distruggi l'avversario, vinci". Se non è richiesta alcuna azione generale, nessuna lealtà alla Verità contro la Menzogna se non per la propria sādhana [ricerca] personale, nessuna volontà che la Verità trionfi, allora la samatā dell'indifferenza sarà sufficiente. Ma qui c'è un lavoro da fare, una Verità da stabilire contro cui si schierano forze immense, forze invisibili che usano risorse, persone e azioni visibili come strumenti. Se si è fra i discenti, i cercatori di questa Verità, bisogna schierarsi dalla parte della Verità, opporsi alle Forze che la attaccano e cercano di soffocarla. Arjuna non voleva schierarsi né da una parte né dall'altra, intenzionato a rifiutare qualsiasi azione ostile anche contro gli aggressori; Sri Kṛṣṇa, che insistette tanto sul samatā, rimproverò severamente tale atteggiamento e insistette altrettanto sulla necessità di combattere l'avversario. "Abbi samatā", gli disse, "e vedendo chiaramente la Verità, combatti". Pertanto, schierarsi dalla parte della Verità e rifiutare di fare una qualunque concessione alla Falsità che attacca, essere incrollabilmente leali tanto contro gli ostili quanto contro gli aggressori, non è incompatibile con l’equanimità. È il sentimento personale ed egoico che deve essere abbandonato; l'odio e la vitale ostilità devono essere respinti, ma non la lealtà e il rifiuto di scendere a compromessi con gli aggressori e gli ostili, o di tergiversare con le loro idee e richieste dicendo: "Dopotutto possiamo scendere a compromessi su ciò che ci chiedono", o di accettarli come compagni e come parte del nostro popolo – tutto ciò è di grande importanza. Se l'attacco fosse una minaccia fisica all'opera, ai suoi leader e a coloro che la portano avanti, lo si capirebbe subito. Ma poiché l'attacco è di natura più subdola, può essere giusto un atteggiamento passivo? Si tratta di una battaglia spirituale, interiore ed esteriore; con la neutralità, il compromesso o persino la passività si potrebbe permettere alle forze nemiche di passare e schiacciare la Verità e i suoi figli. Se si guarda la questione da questo punto di vista, si comprenderà che se l'equanimità spirituale interiore è giusta, anche la lealtà attiva e la ferma presa di posizione sono giuste, e le due cose non possono essere incompatibili.»
SRI AUROBINDO
Letters on Yoga II - vol. 29 - (pagg. 131-133).