L’ITALIA MARTORIATA

- a cura del CENTRO STUDI arya -

Vogliamo cominciare da una semplice affermazione pronunciata nel lontano 1902 da uno Sri Aurobindo trentenne che — in qualità di Ministro dell’Educazione dello Stato di Baroda — constatò: «Il governo, al pari del clima e delle condizioni geografiche di una paese, possiede una sua forza particolare nell’imprimere uno stampo indelebile nel modellare i destini di una nazione. Esso può ostacolare fortemente — oppure incoraggiare altrettanto potentemente — lo sviluppo materiale e morale dei cittadini affidati alle sue cure... Governare richiede l’esercizio di buon senso e compromesso, e il suo scopo dovrebbe consistere nel garantire gli interessi legittimi delle persone che governa.» (vol. 1 Opera Omnia, da “The Revival of Industry in India”).

In che modo il nostro governo (vale a dire i vari governi politici succedutisi in Italia nell'ultimo secolo) ha influito nel modellare questo Paese?

Lasciamo a ciascuno la risposta e le eventuali considerazioni connesse. Noi ci limitiamo a constatare che l’Italia contemporanea si può comprendere solo esaminando gli intrecci tra Mafia, Massoneria, Vaticano e parti deviate dello Stato. Quattro mondi che si incrociano nelle vicende più oscure della Repubblica.

Non è facile approfondire tali oscuri legami, tenuti (per ovvi motivi) il più possibile occulti. Proviamo a offrire qualche sintetico resoconto. Dandoci come regola primaria quella di evitare le congetture e affidarci solo ai fatti concreti.

Massoneria, Mafia e Vaticano lottano per difendere, consolidare e aumentare sempre più la propria fetta di potere. Ma, per farlo, spesso ciascuna organizzazione cerca alleanze con le altre due, pur combattendosi fra loro. E, soprattutto, cerca di influenzare gli apparati dello Stato o, talvolta addirittura, di infiltrarsi in essi.


MASSONERIA


MAFIA


VATICANO


Il Parlamento dovrebbe decidersi a prendere alcune contromisure partendo dal suo interno.
La partecipazione ad alcune cariche di pubblica utilità (Corpo dei Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc.) richiede, tra i prerequisiti fondamentali, di «non avere riportato condanne per delitti non colposi e non essere stati sottoposti a misure di prevenzione». Non si capisce perché tali requisiti non comprendano le classi politiche, in quanto “alte cariche dello Stato”.

Il 7 giugno 2005 Beppe Grillo lanciò una iniziativa politica definita “Parlamento pulito” allo scopo di sensibilizzare i cittadini italiani riguardo alla presenza nel Parlamento della Repubblica Italiana durante la XIV Legislatura (2001-2006) di 25 condannati in via definitiva (senza contare, quindi, gli indagati e i prescritti). L’iniziativa tuttora si riflette sui componenti della XVI Legislatura, non molto differente sotto questo profilo.
La lista comprende 25 tra ex-deputati e ex-senatori. Di essi, 14 erano di Forza Italia, 3 della Lega Nord, 2 dell’UDC, 1 del DS, 1 de La Margherita, 1 del PRI, 1 dei Socialisti Uniti per l’Europa, 1 dell’Union Valdôtaine, 1 della DC per le Autonomie. A questi, è stato aggiunto in un secondo momento un ex-deputato di Forza Italia, poi confluito nel gruppo misto. Complessivamente, per la Casa delle Libertà, i condannati ammontavano a 22, per l’Ulivo a 2, e per i restanti gruppi, se ne rilevò uno solo.

L’iniziativa ha ricevuto anche il sostegno dall’associazione indiana G.P.F.: il segretario Anupam Mishra ha reso noto uno scandalo analogo nel suo paese, risoltosi in tempi piuttosto rapidi con l’espulsione dei parlamentari indiani coinvolti. Mishra ha inoltre precisato che venti canali di informazione indiani hanno reso nota l’iniziativa.
In Italia, invece, essendo un paese progredito e non terzomondista come l’India, dopo quattro anni (in cui nel frattempo sono state raccolte le firme di migliaia di cittadini — raccolta convalidata dalla Cassazione) la proposta pare essersi arenata presso la Commissione Affari Costituzionali al Senato della Repubblica che dovrebbe esaminarla, discuterla e, infine, sollecitare gli eventuali provvedimenti. Quanto ai canali di informazione italiani, si può affermare — ricorrendo a un eufemismo! — che si mostrano piuttosto reticenti a dare risalto alla notizia.

Fino a quando gli italiani sopporteranno questo stato di cose?

 Luglio 2009