MISSION EUROPA


a cura di Gaia Ambrosini


“Mission Europa” è una organizzazione nata nel 2002 con l’intento di salvaguardare la cultura europea.

Il più recente incontro di questo organismo è avvenuto il 12 settembre 2008, a Lausanne, di fronte al bellissimo lago Léman.

All’unico invitato italiano — Tommaso Iorco (fondatore di aria nuova) — è stato chiesto di focalizzare i principali problemi della cultura esistenti oggi in Italia.

La segretaria generale di Mission Europa, l'europarlamentare francese (nonché senatrice e presidente della Confederazione delle donne del Mediterraneo) Marise Goldsmith-Dansaert, si è vivamente complimentata con Tommaso, per il modo incisivo, chiaro e sintetico di effettuare il punto della situazione, invitandolo calorosamente a partecipare al prossimo appuntamento di Mission Europa previsto a Parigi e chiedendogli la disponibilità per organizzare una conferenza incentrata sull’argomento accennato nella prima parte del suo intervento, oltre a farsi da tramite fra Mission Europa e l’Italia.

Riportiamo qui di seguito la traduzione dell’intervento di Tommaso, poiché difficilmente verrà diffuso dagli organi ufficiali di informazione presenti nel nostro paese, essendo essi stessi parte del problema denunciato.


Esprimendo a tutti voi i miei migliori auguri per questo incontro e per la vostra attività in difesa della cultura europea, vorrei anzitutto esternarvi la mia più grande sintonia, a partire dal nome che avete scelto: Mission Europa. Non, dunque, “Europe”, mais EUROPA. E noi tutti sappiamo bene che Europa, questa splendida ragazza tanto amata da Zeus, era originaria della riva orientale del Mediterraneo. Pertanto, il vostro nome mi appare come un auspicio per ritrovare l’antico legame esistente fra l’Europa e l’Asia — essendo tale unità euroasiatica sempre più necessaria nel mondo odierno. Già il premio Nobel Romain Rolland (che, fra l’altro, come vi è ben noto, ha trascorso parecchi anni sulle rive di questo meraviglioso lago Léman) lamentava il fatto che questa unica famiglia indoeuropea fosse stata “divisa in due” in modo tanto nefasto.
Ma in questo mio intervento vorrei offrirvi soprattutto qualche percezione della situazione della cultura in Italia.
Purtroppo è risaputo che noi italiani abbiamo la pessima abitudine di criticare eccessivamente il nostro paese, perciò non vorrei cadere in un simile pernicioso atteggiamento. D’altra parte, tuttavia, sono convinto che non si debbano nascondere i nostri problemi per fare apparire l’Italia come la si vorrebbe e non come attualmente è. Sono anzi persuaso che per superare un qualunque ostacolo occorre conoscerlo bene e sono certo che il condividere con voi i problemi culturali presenti in Italia non può che essere d’aiuto sia agli italiani sia alla difficile missione che voi avete intrapreso.
Innanzitutto, c’è un vecchio problema di cui l’Italia non ha mai saputo liberarsi: il suo provincialismo. Ancora oggi, l’Italia soffre di un eccesso di provincialismo che, se nel passato può aver avuto una qualche utilità ai fini della preservazione della propria identità culturale, è ormai diventato un segno di ristrettezza mentale e di un certa reticenza a aprirsi a quei nuovi contributi in grado di allargare i propri limiti.
Il secondo problema, che forse esiste un po’ dappertutto nel mondo, ma che in Italia raggiunge un parossismo davvero imbarazzante, è rappresentato dal controllo che alcune ‘lobbies’ esercitano sulla cultura e sull’informazione. Credo che voi tutti siate sufficientemente a conoscenza, per esempio, dell’intreccio esistente fra il potere politico e il controllo dei mass-media in Italia, che rende il paese vicino a una dittatura pseudo-democratica.
Vi è infine un terzo problema, che possiede certamente una dimensione globale, internazionale: mi riferisco al terribile virus del più volgare mercantilismo, che ha contaminato la stragrande maggioranza delle case editrici, soprattutto le più grandi, le quali trattano il libro alla stregua di un comune ‘prodotto commerciale da vendere’. Per questi imprenditori del tutto privi di raffinatezza intellettuale e senza molti scrupoli, non esiste una differenza sostanziale fra un libro, un detersivo e un’aspirina. Troppo sovente la scelta dei libri da pubblicare non è determinata dalla qualità intrinseca del prodotto, ma dalla sua vendibilità.
Per concludere, sono assolutamente convinto che in Europa occorra lavorare molto — e in Italia con ogni probabilità occorre farlo con particolare energia — affinché quel nuovo Rinascimento annunciato dagli spiriti più avanzati possa trovare strumenti adeguati per canalizzarsi in modo proficuo, in vista di una nuova figurazione mondiale che è in preparazione. L’Europa non deve restare indietro nel quadro complessivo dei mutamenti epocali in corso sulla scena mondiale.
Per questo auguro a tutti voi un buon lavoro!

Tommaso Iorco
12.09.2008

(traduzione dal francese
a cura della redattrice dell’articolo)