L’EVOLUZIONE CONTINUA

a cura della redazione del sito arianuova.org


Al principio del secolo scorso, Mère e Sri Aurobindo hanno lanciato una sfida radicale all’intera umanità, di cui non siamo nemmeno in grado di afferrarne le reali proporzioni.
E questa Rivoluzione è talmente concreta da riuscire a fatica a essere espressa nel nostro astratto linguaggio mentale.
In una breve frase, Mère riesce tuttavia a condensare un’esperienza — la propria — vissuta anima e corpo:

«L’uomo non è l’ultimo gradino dell’evoluzione terrestre:
l’evoluzione continua, e l’uomo verrà superato».

La maggioranza di noi esseri umani è indotta a ritenere che la specie di cui facciamo parte abbia finito di evolversi e che siamo una specie stazionaria, ma nulla può essere più lontano dalla verità. L’evoluzione, effettivamente, sta continuando — e gli scienziati stessi ormai lo constatano, nel loro specifico campo d’indagine.

Il genetista Joshua Akey dell’università di Washington, co-autore dello studio pubblicato il 28 ottobre 2012 sulla autorevole rivista Nature, afferma: «Esiste un deposito di tutte le nuove variazioni umane che costituisce una sorta di substrato. Per certi versi, siamo molto più suscettibili a evolvere oggi di quanto lo siamo stati nel corso dell’intera storia umana.» E prosegue ricordando che «siamo passati da poche centinaia di individui a sette miliardi in un battito di ciglia in termini di tempo evolutivo. Questo fenomeno esercita un profondo impatto sulle variazioni accorrenti nella nostra specie.»
Akey non è il primo scienziato a utilizzare la moderna genetica come finestra per osservare l’attuale processo evolutivo umano. Prima di lui, per esempio, un altro genetista, Bruce Lahn, aveva constatato che «si tende a credere che la biologia umana moderna e, in modo particolare, la biologia cerebrale, sia il risultato di una selezione avvenuta 100.000 anni fa, ma le nostre attuali ricerche mostrano che gli esseri umani sono ancora in fase di evoluzione, non solo relativamente a fattori quali la resistenza alle malattie, ma anche per quanto concerne le capacità cognitive».
Ormai è ampiamente accertato che il potenziale genetico della popolazione umana mondiale è fortemente diverso da quello di diecimila anni fa. Ma l’équipe presieduta da Joshua Akey ha scoperto che tali variazioni tendono a essere per la maggior parte relativamente recenti, visto che il 73 per cento di esse si sono verificate negli ultimi 5.000 anni e, di queste, il 93 per cento delle più significative si sono prodotte nel corso degli ultimi cento anni. Come mai? La causa principale pare proprio l’incremento demografico. Alla fine dell’ultima era glaciale, circa 10.000 anni fa, la popolazione mondiale contava circa 5 milioni di uomini. Sono occorsi dieci milioni di anni per arrivare — intorno al 1830 — al primo miliardo, mentre in meno di duecento anni si è passati da 1 a 7 miliardi (a fine 2011 è iniziato il superamento dei 7 miliardi e la corsa verso gli 8 miliardi di uomini). Questo non può non produrre ripercussioni a tutti i livelli, da quello culturale a quello genetico, passando per il problema drammatico della sostenibilità del pianeta Terra.
In definitiva, Akey constata che, per la scienza, è impossibile prevedere come l’umanità si evolverà nei prossimi due o trecento anni. E l’antropologo Mark Shriver, dell’università di Penn State, conclude: «La quantità della popolazione influenza le tipologie di selezione. Quello che possiamo constatare è che oggi stiano assistendo a una crescita della selezione naturale.»
In conclusione, teniamo a sottolineare il fatto che non è solo la mente in fase di evoluzione: è tutto quanto il l'organismo fisico a essere coinvolto in un mutamento di fronte al quale tutti i nostri vecchi concetti (o preconcetti) crollano. Il professor Pritchard, infatti, ha scoperto che molti genomi umani stanno ancora evolvendosi — non solo quelli che governano il cervello, ma anche quelli coinvolti in alcuni processi fisiologici, al punto di affermare: «Credo che il mio lavoro cambierà le idee dell’opinione pubblica sull’evoluzione, perché la selezione naturale appare come un processo che continua ancora oggi. Non c’è ragione di pensare che possa fermarsi qui».