La trasformazione del corpo

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«La vita non ha una durata fissa, e neppure esiste una soglia della morte biologicamente determinata, cui lentamente ci accostiamo. Gli individui vivono sempre più a lungo e non c’è ragione di pensare che questa tendenza sia frenata o debba interrompersi nel futuro. I tassi di mortalità all’età di 80, 90 e 100 anni stanno decrescendo a ritmo sempre più sostenuto. Il tasso di mortalità a 80 anni cala del due per cento l’anno nella maggior parte dei paesi». Queste parole sono del dottor James Vaupe, direttore del laboratorio per la sopravvivenza e la longevità dell’Istituto Max Plank di Rostock (in Germania). E, in effetti, da decennî — con crescente entusiasmo, grazie ai primi esperimenti di laboratorio effettuati e ai primi risultati raggiunti — la scienza moderna stima di poter prolungare in maniera significativa (forse addirittura senza limiti) la durata dell’esistenza del corpo fisico.
A ben vedere, assai prima della scienza, alcuni liberi ricercatori — in prevalenza mistici — hanno fatto scoperte interessanti sulla durata del corpo fisico e le sue potenzialità ed effettive capacità. Dai taoisti cinesi ai nathayogi indiani, agli alchimisti europei, agli antichi egizi, la ricerca dell’elisir di lunga vita è stato un sogno perseguito con costanza dall’uomo.
Molto celebri per esempio i ‘Cittar’ (sanscrito Siddha) del Tamil Nadu. Influenzati dal tantrismo, che poneva come meta non soltanto la liberazione (tamil mutti, sanscritomukti) ma anche il godimento divino dell’esistenza (bhukti), i ‘cittar’ tamil raggiunta la conoscenza della suprema Forza creatrice (Catti, sanscrito Shakti) si misero alla ricerca dell’immortalità fisica.
In Cina, similmente, la tradizione narra che i cosiddetti Hsien, tradotto con ‘Immortali’, si sottoposero a una forma particolare di Qi Gong finalizzata a prolungare la vita.
Intendiamo pertanto ospitare qui di seguito una serie di articoli specifici sull’argomento.
Con una doverosa premessa. C’è infatti anzitutto da chiedersi a quale scopo l’uomo dovrebbe cercare di prolungare la propria vita. Se, come taluni vogliono farci credere, l’uomo è semplicemente un animale sociale ed economico, utile unicamente a produrre e consumare beni e cercare qualche svago per fuggire dal tedio della quotidianità, non c’è alcuna ragione di sperare in una continuità. Se, come diceva Oscar Wilde con la sua abituale arguzia, «la vita è semplicemente un mauvais quart d’heurecomposto di attimi squisiti», tutto sommato non ha molto senso prolungarne la durata, a meno di essere irrimediabilmente masochisti. Se, invece, il nostro rivestimento materiale è un involucro che ospita una coscienza divina — perfettamente padrona di sé e inalienabilmente immersa in una illimitata gioia d’essere —, la quale è destinata ad emergere in superficie e a trasformare a propria immagine l’ambiente esterno, in tal caso l’esistenza materiale acquista un valore e una dimensione assolutamente affascinante.
Nel 1949, Sri Aurobindo scrisse (o meglio dettò) una serie di “messaggi”, raggruppati sotto il comune titolo The Supramental Manifestation upon Earth, di cui vorremmo offrirvi un breve estratto, a guisa di introduzione, unitamente ad una conversazione di Mère contenuta in quello straordinario documento di evoluzione sperimentale costituito da l’Agenda di Mère (1951-1973), indicante le tappe del lavoro di trasformazione delle cellule.
Segue, in coda, la lista degli articoli specifici che potete consultare — e che cercheremo, con il tempo, di arricchire.


«Il nostro ideale è la Vita Divina, che vogliamo far nascere qui sulla terra, la vita dello Spirito pienamente manifestato nella Materia, nelle condizioni dell’universo materiale. E affinché ciò possa avvenire, anche il corpo deve passare attraverso una trasformazione, la sua azione e le sue stesse funzioni devono pervenire a una capacità suprema e a tutta la perfezione che gli è o che può essergli resa possibile.
Il corpo è una creazione dell’Incosciente, ed è esso stesso subcosciente in molte sue parti e nella quasi totalità del suo funzionamento nascosto; ma quello che chiamiamo Incosciente è in realtà solo un’apparenza, uno strumento della coscienza che vi dimora, di una Sovracoscienza che ha creato questo miracolo che chiamiamo universo. La Materia è il terreno e la creazione dell’Incosciente, e la perfezione delle sue operazioni con il perfetto adattamento dei mezzi a un fine, i prodigi, le meraviglie di bellezza che crea in ogni parte e in ogni movimento dell’universo materiale testimoniano, a dispetto del nostro ignorante diniego, la presenza di tale sovracoscienza e del suo potere cosciente. Essa è qui, è nel corpo, lo ha creato, e il suo emergere nella nostra coscienza è lo scopo segreto dell’evoluzione e la chiave del mistero dell’esistere.
Una vita divina in un corpo divino — in questo modo si formula l’ideale che ci poniamo davanti.
Ci sono due condizioni per il raggiungimento di tale perfezione: un risveglio della coscienza del corpo nella sua più completa interezza possibile e un’educazione, o meglio un’evocazione, altrettanto completa e pienamente sviluppata, delle sue potenzialità — e, preferibilmente, il più possibile integrale. La forma fisica è senz’altro, nelle sue origini, una creazione dell’Incosciente ed è limitata da esso in ogni direzione, ma è pur sempre la forma di un Incosciente che evolve da se stesso la coscienza segreta nascosta al suo interno, che cresce in luce e conoscenza, potere, divina gioia. Noi, partendo dal punto che l’evoluzione umana ha raggiunto, dobbiamo rendere del tutto cosciente quello che è già desto, risvegliare quanto ancora dorme e renderlo operativo; evocare, condurre, far crescere quanto si trova allo stato latente.
Poiché un corpo pienamente cosciente potrebbe infine scoprire e mettere in pratica il giusto metodo e procedimento fisico della trasformazione materiale».

Sri Aurobindo (23 marzo 1949)


«Vedo sempre più chiaramente che ci sono tre approcci diversi al problema della trasformazione, tre modi di fare, e che il modo più completo sarebbe quello di combinarli tutti e tre assieme.
Uno — il più importante, ovviamente — è il mezzo che potremmo chiamare ‘spirituale’, cioè quello del contatto con la Coscienza, con l’Amore-Coscienza-Potere, con questi tre aspetti, appunto. Un vero contatto, una identificazione: rendere capaci tutte le cellule del corpo di ricevere e di esprimere — di 
ESSERE — Quella Cosa.
Di tutti i mezzi è il più potente, e il più indispensabile.
C’è poi il mezzo occulto di far intervenire tutti i mondi intermedi. Esiste una conoscenza molto particolareggiata di tutti i poteri e di tutte le personalità delle varie regioni intermedie, una conoscenza che sa servirsene.
C’è infine l’approccio intellettuale superiore, che è la proiezione di una mentalità scientifica superata, poiché affronta il problema dal basso, ma che ha anch’esso la sua importanza. Dal punto di vista del come procedere in dettaglio serve ad evitare di più le approssimazioni, a compiere un’azione più diretta e più precisa.
Potendo combinare tutti e tre i metodi, ovviamente le cose andranno più in fretta.
Senza il primo niente è possibile, anzi gli altri due diventano persino illusorî: senza il primo non portano da nessuna parte, ci fanno solo girare in tondo all’infinito. Ma se al primo ci aggiungiamo gli altri due, allora credo che l’azione diventi più precisa e più diretta, più rapida.»

Mère (4 marzo 1967)


Passiamo ora agli articoli specifici, ognuno dei quali è una breve monografia dedicata a un personaggio — passato o presente — che ha compiuto (o sta compiendo) interessanti scoperte nell’esplorazione della coscienza del corpo e delle sue effettive possibilità.

NG MUI
(di Giacomo Colomba)

BRAHMANANDA
(di Milena Virovello)

RAMALINGAM
(di Enriqueta Lucares Rojas)

HUAI-CHIN NAN
(di Augusto Liberato)

U.G.
(di Simonetta Invernizzi)

SATPREM
(di Tommaso Iorco)