STORICHE MENZOGNE

- a cura del centro studi arya -

Bertold Brecht diceva che la storia la fanno i poveri, ma a scriverla sono i ricchi. E, a giudicare dalle menzogne esistenti, di tanto in tanto smascherate, c'è davvero da ritenere che i potenti della terra, di volta in volta, nel corso dei secoli, abbiano prezzolato gli scrittori loro contemporanei per dare ai fatti una coloritura partigiana. I libri sull’argomento sono numerosi, dai più seri e documentati ai più eccentrici e fantasiosi, ma l’argomento è senza dubbio interessante e intendiamo perciò offrire in questo breve articoletto qualche piccolo esempio di falsi storici sulla cui certezza ormai non ci sono più dubbi. Le conseguenze che la diffusione di queste menzogne hanno esercitato nel modificare la storia sono facili da analizzare — è perciò tempo di riflettere adeguatamente e criticamente sull’eterno tentativo da parte del potere costituito di modificare i fatti a proprio vantaggio. E chi crede che oggi, con il proliferare prepotente dei mass-media nel mondo, queste manovre siano impossibili, si sbaglia di grosso. Basti pensare che nel 2002 il New York Times rivelò che l’amministrazione Bush aveva organizzato un vero e proprio Ufficio Bugie (il cosiddetto OSI, ovvero Office of Strategic Influence), mettendo in grave imbarazzo il Pentagono, che prese immediatamente le distanze dall’iniziativa. Per rimanere negli USA, il caso delle frodi elettorali per le presidenziali del 2000 (quando in corso c’erano George Bush e Al Gore) è per lo meno emblematico: il giornalista Greg Palast scoprì che fra i novantamila elettori rimossi dalle liste della Florida (determinante per ottenere quel lieve scarto di voti che permise a Bush di accaparrarsi la poltrona) in quanto criminali, il 97 per cento non aveva alcun precedente! Come disse lo stesso Palast con tono sferzante, essi «non erano delinquenti, erano soltanto colpevoli di essere neri»; ed essendo l’elettorato nero — per forza di cose — più democratico-progressista che conservatore, si poteva ipotizzare che si trattasse di broglio del governatore della Florida, che — guarda caso! — era Jeb Bush, il fratellino del candidato presidente. E proprio durante il governo Bush, nell’autunno del 2001, il mondo fu terrorizzato dalle buste contenenti spore di antrace (un virus letale), e Saddam Hussein fu subito l’indiziato di questa azione terroristica planetaria. In seguito il Washington Post rivelò che i ceppi di antrace utilizzati risultavano identici a quelli — unici al mondo — conservati in un ridottissimo numero di laboratori dell’esercito statunitense. L’Associated Press rese poi noto che un farmaco anti-antrace (il famoso ‘cipro’) era stato somministrato al personale della Casa Bianca (Presidente e vicepresidente compresi, of course) un mese prima delle notizie delle spore omicide.
Oggi, peraltro, la stessa moltiplicazione impressionante delle fonti di informazioni può essere, paradossalmente, un mezzo per occultare la realtà storica, giacché quando una voce contraddice l’altra e tutto contraddice tutto, non si sa più a chi credere e perciò non si accetta più alcuna testimonianza per vera. È difficilissimo, oggi, muoversi tra bugie e verità. La stessa idea del “complotto continuo” è stata un’arma formidabile per cancellare sospetti fondatissimi. Mentre i mitomani che tendono a figurarsi un qualche complotto globale dietro ogni starnuto contribuiscono ad alimentare la psicosi e il discredito.
Ma veniamo ora a elencare alcuni tra i falsi più eclatanti della storia.

LA DONAZIONE DI COSTANTINO
L’imperatore romano Costantino emanò, nel 313, l’editto di tolleranza religiosa, con il quale pose fine — fra le altre cose — alle persecuzioni fino ad allora attuate contro i cristiani e concesse loro libertà di culto. Dopodiché — e qui si innesta il falso più clamoroso della storia — si dice che avrebbe donato a papa Silvestro territori e edifici, concedendo in tal modo allo stato pontificio la sua legittimità e riconoscendolo di fatto come lo stato “erede” dell’Impero romano. Si tratterebbe di un documento nel quale l’imperatore romano, prima di trasferirsi a Bisanzio (che egli ribattezzò Costantinopoli), avrebbe lasciato al papa di cui sopra il dominio di Roma, dell’Italia e dell’Occidente. Si hanno due redazioni di questa “Donazione di Costantino” (o Constitutum): una contenuta nella raccolta dello Pseudo Isidoro, l’altra — minore, usata da papa Leone IX. Tuttavia, nel XV secolo la Donazione viene riconosciuta per falsa — e senza possibilità di dubbio, nonostante le proteste dei teologi del tempo — dallo studioso Lorenzo Valla (per mezzo di argomenti filologici e archeologici) e da Niccolò Cusano! Pare che il documento venne creato quando la Chiesa era ormai diventata una potenza politica (con tanto di esercito e di armi, ovviamente!) e aveva bisogno di documentare la propria posizione di fronte alle altre entità politiche del tempo. Taluni studiosi oggi ritengono che il documento sia stato redatto all’epoca del sanguinario Carlo Magno (il grande re “cristiano” e cristianizzatore — per mezzo della violenza, sia chiaro), sia per giustificare l’incoronazione dell’imperatore da parte del papa, sia per dimostrare allo stesso Carlo che Costantino era stato più generoso di lui con la Chiesa; altri invece sostengono che il documento servì per provare, contro i Carolingi, la supremazia politica della Chiesa in Occidente. Come che sia, il capo dello stato pontificio, ovvero il papa, si sente capo politico e vuole dimostrarlo affermando di averne l’investitura dall’imperatore Costantino, secondo la tradizione giuridica della trasmissione dei poteri, che nel Medioevo era molto sentita. Insomma, per chi avesse ancora qualche dubbio, il potere della Chiesa è nato da un diabolico imbroglio!
Peraltro, gli stessi documenti che fanno menzione all’esistenza storica di Gesù Cristo si sono rivelati dei falsi colossali costruiti dalla Chiesa — a partire dal passo contenuto sul libro Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio (nato nel 38 e morto nell’anno 100), ormai dimostratosi una aggiunta effettuata da Eusebio di Cesarea nel 324. Eusebio (conosciuto dagli esegeti come «il falsario per antonomasia» per le innumerevoli contraffazioni operate su libri storici) fu a sua volta l’autore del libro Historia Ecclesiastica nel quale, per giustificare le menzogne che si inventava allo scopo di dare una base storica al cristianesimo, citava spesso un certo Egesippo, autore (fino ad allora del tutto sconosciuto) di un testo che risalirebbe al II secolo e dal titolo Guerra Giudaica, che in realtà fu scritto (o riscritto, facendo sparire la versione originale) da Ambrogio da Milano, il celebre santo e padre della Chiesa!
La produzione di falsi per dimostrare l’esistenza storica di Gesù si protrae fino ai giorni nostri — nel 2002 a Gerusalemme fu rinvenuta un’urna funeraria risalente all’anno 62 sulla quale c’era scritto: «Qui giace Giacomo, fratello di Gesù». Pochi mesi dopo, un gruppo di esperti dimostrarono che quell’iscrizione era un falso. La rivista Archeology pubblica un articolo (giugno 2003): «Il vero dramma del cristianesimo è che, dopo 2000 anni, i cristiani ancora cercano febbrilmente le prove dell’esistenza di Gesù. E attenderanno purtroppo ancora poiché la recente scoperta che aveva dato un pallore di speranza al cuore di alcuni si è rivelata purtroppo un’impostura supplementare che si iscriverà nella lunga lista delle menzogne e contraffazioni praticate dalla Chiesa. In ottobre 2002, André Lamare, direttore della scuola di Alti Studi, aveva annunciato come avvenimento sensazionale la scoperta di un’iscrizione su un ossario di Gerusalemme. Il contenitore di ossa portava, apparentemente, una prova dell’esistenza di Gesù Cristo per via di una menzione, in aramaico, di “Giacomo” fratello di Cristo. L’ossario avrebbe dunque contenuto i resti del fratello di Gesù. Se questa notizia ha trasportato al settimo cielo alcuni credenti, altri, facenti parte della gerarchia cattolica, la accettavano piuttosto male perché l’esistenza di un fratello distruggeva l’idiota doga della verginità della Madonna. La soluzione è venuta il 18 giugno 2003 da una analisi effettuata dal dipartimento di Antichità israelità: l’urna è autentica ma le iscrizioni sono recenti, esse sono state apportate con lo scopo di dare un senso religioso all’oggetto. Si tratta quindi di una falsificazione e il proprietario dell’ossario, certo Olan Golan, è sospettato di esserne lui stesso l’artefice. Bisogna rimarcare che questa contraffazione ha fortemente deprezzato l’oggetto archeologico». Poco dopo il Times (30 giugno 2003) aggiunge: «La più antica e unica prova della vita di Gesù che poteva venire da un contenuto funerario di pietra che si riteneva custodire frammenti ossei di Giacomo, fratello di Gesù, è stato dichiarato un falso dall’autorità israeliana delle Antichità. Il gruppo di esperti ha trovato incongruenze nella patina e nel linguaggio dell’iscrizione sulla tomba, “Giacomo, fratello di Gesù” che la collocano in tempi moderni». E, il 23 ottobre, il quotidiano Libération conclude: «Il 21 giugno 2003 è stato arrestato dalla polizia israelita Odan Godan, accusato di essere il responsabile della falsificazione operata sull’ossario. Degli strumenti utilizzati per eseguire questo arresto sono stati trovati presso il suo domicilio insieme a altre falsificazioni in fase di realizzazione. Il valore dell’ossario è così passato da più di un milione di dollari praticamente a zero. Odan Golan, in seguito al processo, è stato condannato a sei mesi di reclusione e a un risarcimento verso lo Stato israeliano di un milione di dollari».

L’INVASIONE ARIANA IN INDIA
Un’altra colossale bugia è quella della cosiddetta invasione “ariana” in India. Gli inglesi, all’epoca del colonialismo e quindi della loro occupazione dell’India, fecero circolare la voce — sostenuta da studiosi e cattedratici di tutta Europa — che la civilizzazione dell’India avvenne verso il 1500 a.C., quando alcune tribù nomadi (gli ‘arii’ o ‘ariani’) provenienti dall’Occidente penetrarono nell’immenso subcontinente asiatico dal nord, scacciando le popolazioni autoctone nel profondo sud. Questo per giustificare l’invasione britannica e far capire che l’obiettivo degli inglesi non era di sfruttare le ricchissime risorse naturali dell’India, ma di ritornare per portare nuovamente la Civiltà. Falso clamoroso, si diceva, giacché è stato dimostrato in modo incontrovertibile che non avvenne mai alcuna invasione del genere, e che anzi — a onor del vero — avvenne esattamente l’opposto: la grande civiltà ariana,originaria dell’India, si diffuse in modo pacifico in tutto il mondo, apportando un contributo incommensurabile nel progresso della civiltà umana. Anche nel caso di questa menzogna c’è lo zampino cristiano, dato che il colonialismo inglese fu ampiamente sostenuto e supportato dal missionarismo cristiano che intendeva cristianizzare l’India.

IL COMPLOTTO EBRAICO
Protocolli dei Saggi di Sion vengono pubblicati la prima volta nel 1903 in Russia. Si tratta di scritti nei quali il gruppo dei “Saggi”, una sorta di associazione segreta ebraica, pianificherebbe il dominio del mondo, manipolando molti grandi avvenimenti storici dal Settecento in poi (compresa la stessa Rivoluzione francese). Dopo la prima guerra mondiale, il libro — tradotto in parecchie lingue — diventa un best-seller planetario: in Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia. Sennonché, nel 1921 il Times di Londra, seguito da molti studiosi, dimostra l’assoluta falsità del testo, redatto da un giornalista antisemita. Nonostante ciò, i Protocolli vennero utilizzati ancora per decenni, a cominciare ovviamente dal nazismo, dai regimi arabi e nell’URSS post sovietico. E sono la base di tutte le ideologie che propugnano — ancor oggi — un presunto complotto giudaico che avrebbe l’intento di dominare il mondo.

TIMISOARA
Nel dicembre del 1989 la Romania è in Rivolta contro il regime dittatoriale di Ceausescu. Da Timisoara — dove si registrano scontri — vengono mostrate decine di corpi sventrati, carbonizzati, torturati dalla Securitate (il servizio segreto romeno, al soldo del dittatore). Televisione e giornali di tutto il mondo parlano di una repressione selvaggia attuata da Ceausescu, che avrebbe registrato ben 4600 morti. Ma, come si scoprirà in seguito, quella strage non c’è mai stata e quei morti mostrati ai media erano cadaveri di gente comune assoldati come inconsapevoli comparse di questa enorme sceneggiata. I registi della messinscena si scoprì che furono gli stessi ex amici del dittatore che, volendo prendere il potere al suo posto, dopo essersi rifatti una verginità lo uccidono e lo fanno sparire. Manca così il testimone chiave che, essendo morto, si prenderà suo malgrado le responsabilità di tutti e di tutto. Così, molti di quei fantasiosi ex pretoriani saranno di nuovo al potere (politico o economico) nella Romania democratica.

Aprile 2005

P.S.: nel 2013 è uscito un libro di Candida Moss (docente presso l’università di Notre Dame e considerata uno dei massimi esperti di storia della chiesa primitiva), intitolato “The Myth of Persecution: How Early Christians Invented a Story of Martyrdom”, incentrato sui tre secoli successivi alla morte di Gesù e svela che non c’è quasi nulla di vero nelle cosiddette persecuzioni che gli antichi romani avrebbero inflitto ai cristiani. Noi immaginiamo i cristiani della chiesa primitiva, prima dell’appoggio ricevuto dall’imperatore Costantino, costretti a nascondersi in catacombe o fatti sbranare dai leoni per ‘divertimento’ nelle arene.  In realtà, nel corso dei tre secoli intercorsi tra la morte di Gesù e la conversione di Costantino, ci sono stati dieci o dodici anni in cui le autorità romane hanno effettivamente maltrattato i cristiani, ma perfino in questo lasso di tempo non si è trattata di una vera e propria persecuzione. «I cristiani non sono mai stati le vittime di una persecuzione persistente e mirata», per citare direttamente la stessa Moss. La parte centrale del libro si concentra, in particolare, su sei cosiddetti “resoconti autentici” riguardanti i primi martiri cattolici, tra i quali figurano Policarpo, vescovo di Smirna nel secondo secolo, che sarebbe stato bruciato vivo, e Santa Perpetua, una giovane madre barbaramente uccisa in un’arena cartaginese insieme alla sua schiava, Felicita, all’inizio del terzo secolo (il che sfaterebbe, oltretutto, l’altra falsità secondo cui i primi cristiani non avevano schiavi presso di sé e tutti erano considerati uguali). L’autrice documenta dettagliatamente le inconguenze esistenti in queste narrazioni e le mancanze di riferimenti storicamente attendibili. Allo stesso modo viene scardinata la cosiddetta “campagna anti-cristiana” attribuita all’imperatore Diocleziano tra il 303 e il 306. Moss conclude che «l’idea della peresecuzione è quasi interamente una invenzione creata a partire dal IV secolo — ovvero, nel periodo in cui la chiesa cattolica era ormai diventata «politicamente forte» grazie a Costantino e aveva bisogno di suscitare pietà e compassione per giustificare il potere dispotico che andava sempre più assumendo. Questo il motivo che spinse le autorità cattoliche del IV secolo a condire i fatti con racconti puramente inventati che suggerissero l’uso di una violenza sistematica e di inaudita brutalità contro di loro, per costruire una sottile propaganda contro eventuali critiche sulla vita lussuosa che il clero iniziava a condurre, in contrasto con le parole e l’esempio del loro modello ispiratore: Gesù. Critiche che, comunque, non mancarono di suscitare scismi e eresie, presto punite — queste sì! — con la tortura e i roghi. Ancora oggi i cattolici utilizzano abbondantemente l’arma del vittimismo per tentare di difendersi nei confronti di quanti muovono loro critiche ragionevoli e documentate (la stessa Moss individua un chiaro collegamento tra l’esaltazione dei “santi martiri” e la retorica della “guerra contro la cristianità”, considerandola una tattica subdola e perversa).