KARLHEINZ STOCKHAUSEN

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Karlheinz Stockhausen (Kerpen-Mödrath, 22 agosto 1928 – Kürten-Kettenberg, 5 dicembre 2007) è stato un compositore tedesco tra i più significativi del XX secolo.

Considerato «uno dei grandi visionari della musica del XX secolo» (Hewett), all'età di 7 anni ricevette le prime lezioni di piano, cui si aggiunsero, a 14 anni, l’oboe e il violino. Dal 1947 al 1951 studiò pedagogia della musica e pianoforte al Conservatorio di Colonia e musicologia e filosofia all’università di Colonia. Approfondì particolarmente l’armonia e il contrappunto, ma fu nel 1950 che iniziò a mostrare interesse per la composizione, quando venne ammesso ai corsi del musicista svizzero Frank Martin. Si volse presto verso la musica seriale. È considerato in modo particolare uno dei fondatori della cosiddetta musica puntuale. Ispirato daMode de Valeur et d’intensités (1952) di Olivier Messiaen, partecipa ai suoi corsi di analisi musicale e composizione presso il Conservatorio Superiore di Parigi. Presso l’università di Bonn segue inoltre i corsi di Werner Meyer-Eppler, anch’essi molto importanti per la propria formazione.

Quando iniziò a comporre, prese a creare — per tutta la seconda metà del XX secolo — non solo nuove forme di musica, ma anche diversi segni innovativi nel campo della notazione musicale. Scrisse 370 composizioni musicali, nelle quali si allontanò radicalmente dalla tradizione musicale, inizialmente ispirato dallo stesso Olivier Messiaen, ma anche da Edgard Varèse e da Anton Webern, per sviluppare assai presto un indirizzo personale e autonomo, in seguito al contatto con l’universo esperienziale rivoluzionario di Sri Aurobindo, come più avanti si vedrà.

L’opera di Stockhausen ha esercitato un’indiscussa influenza su tutta la musica classica della seconda metà del Novecento; inoltre, le sue sperimentazioni riuscirono a penetrare nel jazz e perfino nella musica pop (similmente a quanto avvenne con John Cage); in particolare, Frank Zappa fu quello che maggiormente si ispirò a lui; ma sono anche da citare Rick Wright e Roger Waters dei Pink Floyd che, in una intervista, lo riconobbero fra le loro maggiori fonti di ispirazione, similmente ai Jefferson Airplane, ai Grateful Dead (quest’ultima band era formata da studenti di Luciano Berio e, secondo le parole stesse di Stockhausen, era «ben orientata verso la nuova musica»), ai Kraftwerk e a Brian Eno. Ma anche, seppure in modo più sfumato, i Beatles (in particolare nelle canzoni A Day in the Life del 1967 e Revolution del 1968).

Robin Maconie notò che «paragonata alla composizione dei suoi contemporanei, la musica di Stockhausen possiede profondità e una integrità che la pone ben al di sopra». Maconie, inoltre, traccia un parallelismo con Beethoven, quanto al carattere rivoluzionario delle sue opere. La concezione operistica di Stockhausen si ricollega peraltro a forme ritualistiche, con particolari influssi provenienti dal teatro No giapponese, alla tradizione giudaico-cristiana e a quella vedica.

Fra le sue opere ne prendiamo in considerazione cinque che consideriamo le più significative:
Gesang der Jünglinge im Feuerofen (musica elettronica - 1956)
Stimmung (per 6 voci - 1968)
Mantra (per 2 pianoforti - 1970)
Licht: Donnerstag (giovedì - 1981); Samstag (sabato - 1984); Montag (lunedì - 1988); Dienstag (martedì - 1991); Freitag (venerdì - 1994); Mittwochs-Gruss (Il saluto del mercoledì - 1996); Sonntag (domenica - 2003).
Klang: Himmelfahrt (Ascensione - 2004); Freude (Gioia - 2005); Natürlich Dauern 1-24 (Durate naturali 1-24 - 2006); Himmels-Tür (Porta del Cielo - 2005); Harmonien (Armonie - 2006); Cosmic Pulses (Pulsazioni cosmiche - 2007).

In qualità di docente universitario e autore di numerose pubblicazioni sulla teoria della musica, attraverso le sue attività per la radio e grazie a più di trecento proprie composizioni che spesso hanno modificato il confine di quello che era considerato tecnicamente possibile, ha contribuito in modo significativo a modificare la musica del XX secolo.
Tra il 1953 e il 1998 Stockhausen collaborò strettamente con lo ‘studio per la musica elettronica’ della radio Westdeutscher Rundfunk per qualche tempo anche come direttore artistico e si dedicò alla musica elettro-acustica. Fu in questo studio di Colonia che realizzò, tra il 1955 e il 1956, la sua opera Gesange der Jünglinge (“Canto delle adolescenti”) ponendo un nuovo obiettivo nel campo della musica spaziale.
In una conferenza del 1958, conosciuta sotto il titolo “Musica nello spazio”, auspicò anche la costruzione di nuove sale da concerto, costruite per meglio valorizzare la musica spaziale.
Come scrisse lo stesso Stockhausen, «la prima rivoluzione avvenne nel 1952/53 con la musique concrète, la electronic tape music e la space music, mediante composizioni che includevano l’uso di trasformatori, generatori, modulatori, magnetofoni e simili, l’integrazione di tutti I possibili suoni concreti e astratti (sintetici), ivi compresi i rumori, e la metodica proiezione del suono nello spazio».

Ma, se si vogliono rintracciare le fonti ispirative di Stockhausen, è il maggio 1968 la data-chiave della sua vita, e non solo artistica. Il 6 Maggio, nonostante la celebrità già raggiunta a livello internazionale, l’uomo Karlheinz ebbe una forte crisi esistenziale. Secondo le sue stesse parole, egli era «assolutamente deciso a non vivere più», tutto gli appariva assurdo e privo di importanza: «In queste ore non feci nulla... mi sedetti e mi chiesi: chi sono io, cosa voglio, dove voglio andare? Ricordo ancora — era alla fine del secondo o del terzo giorno — come deambulavo per la mia stanza».
In uno scaffale della sua libreria, Stockhausen trovò un libro che gli era stato donato da una studentessa durante un seminario in California, e che da allora non aveva ancora mai letto: era il libro di Satprem, Sri Aurobindo o l’avventura della coscienza.
Alla fine del secondo giorno, il 7 Maggio, sotto la diretta suggestione di questa lettura, scrisse una composizione intitolata Richtige Dauern (“Giuste durate”).
«Nel 1968 fui molto vicino alla morte, al suicidio [...] Ma dopo di ciò trovai una strada sovra-religiosa per me stesso […] E da quel momento in poi mi resi conto che tutta la mia musica aveva questi lampi di luce, in brevi momenti, che in quel periodo nel maggio 1968 mi si rivelarono per sette giorni e sette notti senza alcuna interruzione. Fu l’esperienza più fantastica di tutta la mia vita fino ad allora, perché scoprii che l’intuizione non è qualcosa che semplicemente ti accade, come un incidente automobilistico, ma che puoi invocarla e puoi sviluppare una tecnica per essa. Viene quando ne abbisogni.»
Il libro di Satprem cambiò radicalmente la sua vita e Karlheinz iniziò a studiare metodicamente le opere di Sri Aurobindo, in un approfondimento che lo accompagnerà per l’intera vita.
E Stockhausen ‘inventa’ la musica intuitiva proprio sotto la diretta suggestione della lettura dei libri di Sri Aurobindo (in particolare The Life Divine e The Synthesis of Yoga). Il termine “intuitivo”, pertanto, non è da intendere come nel linguaggio comune, ma ha una connotazione ben precisa, ha a che fare con ciò che Sri Aurobindo chiama mente intuitiva.
Ma l’approdo al suonare intuitivo non rappresenta affatto una rottura nel percorso creativo di Stockhausen. Peraltro, fin dal principio l’essenziale della sua musica è stato spirituale, come risulta chiaro da questo frammento epistolare risalente al 1953: «In me stesso ora zampilla e mi urge una così grande quantità di musica e di suoni, che sento di star crescendo in una nuova lingua e di star divenendo familiare ad essa. Ed avverto anche che un giorno, saremo capaci di cominciare a scrivere una musica e continuarla fino alla fine senza lavoro preparatorio, senza foglietti.»
Con Stockhausen si esce dal recinto dell’estetica. Il comporre musica diviene ben altro che produrre dei buoni manufatti artistici. Attraverso l’alchimia del suono si intende agire concretamente sulla vita dell’uomo nel cosmo.
Risale a quel magico 1968 la sua composizione Stimmung (una parola tedesca che significa ‘accordare uno strumento’, senza tuttavia dimenticare che la radice della parola stimme significa ‘voce’), una delle sue creazioni più importanti, basata su quel ‘canto delle armoniche’ che diventerà poi famoso presso certi ambienti new-age, ma che all’epoca richiese ai vocalisti l’apprendimento di una nuova tecnica vocale e che aprì nuove possibilità a un ensemble vocale di sei voci (formazione tipica del Rinascimento, qui rinnovata integralmente).

Le sue composizioni di musica elettronica gli permisero di effettuare notevoli esplorazioni nell’ambito della musica vocale e strumentale, nelle quali le capacità individuali degli esecutori determinano e influenzano alcuni aspetti della composizione stessa, che egli stesso soprannominò come "forma variabile".
Nel 1970, con Mantra, elaborò una tecnica che contemplava la proiezione e la sovrapposizione di una singola, doppia o tripla linea melodica e che andò perfezionando fino a Licht, del 2003.
Queste sperimentazioni ispirarono una nuova corrente di compositori tedeschi, associati sotto il nome di Neue Einfachheit("Nuova Semplicità"). Il più noto fra di essi è Wolfgang Rihm, il quale studiò con Stockhausen nel 1972/73.

Fra il 1977 e il 2003 Stockhausen compose il ciclo Licht: Die sieben Tage der Woche (“Luce: i sette giorni della settimana”), ispirato a varie tradizioni che associano il lunedì alla nascita e alla fertilità, il martedì al conflitto e alla guerra, il mercoledì alla riconciliazione e alla cooperazione, il giovedì al viaggio e allo studio, oltre alla relazione fra tre personaggi archetipali: Michele (giovedì), Lucifero (sabato) e Eva (lunedì), e la loro interconnessione (mercoledì).
Da un punto di vista professionale, Stockhausen condusse per molti anni i “corsi colonesi per la musica nuova”. Fu l’attrazione principale durante l’Esposizione Mondiale del 1970 a Osaka con le sue composizioni nel padiglione tedesco. Dal 1971 al 1977 fu professore per composizione al conservatorio di Colonia.
Da quel momento si concentrò anche sulla conclusione di una delle opere liriche più voluminose della storia della musica — Licht— che si può considerare finita. In tale ciclo (una composizione per ogni giorno della settimana, circa quattro ore di musica per ciascun giorno), ventinove ore di musica sono interamente derivate da una superformula che dura appena un minuto.
La sua volontà è stata centralizzante e universalizzante. Nel ciclo Licht, al fenomeno uditivo Stockhausen volle aggiungere anche l’olfatto, l’udito e la vista. «Le sette opere di cui si compone il ciclo sono dedicate ai sette giorni della settimana e a ciascun giorno ho associato una fragranza. Vi sono sette solisti e ognuno utilizza durante un assolo o un duetto il profumo della giornata, associato a un paese: il cuchulainn celtico, il kyphi egiziano, il mastix greco, la rosa mistica italo-tedesca, il tate yunanaka messicano, il legno di ud indiano, e l’incenso africano.» In quest'opera, come anche in altre opere teatrali — per esempio Inori del 1973 (che in giapponese significa ‘preghiera’) —, Stockhausen cercò di collegare l’idea scenica con quella musicale in una unità indivisibile.
«Secondo me gli occhi sono estremamente limitati: vedono solamente la superficie del mondo e dell’esistenza, che non è altro che un’illusione. Sarebbe interessante vedere dentro le cose e comprendere la verità della materia, ma non possiamo arrivarci neppure coi microscopi. Le orecchie, invece, possono entrare in un mondo molto più complicato e molto più ricco: la musica può creare relazioni fra le più fini vibrazioni dell’uomo, e anche

Subito dopo aver composto Licht, iniziò a lavorare su un nuovo ciclo compositivo, dedicato alle 24 ore del giorno (in questa stessa direzione di ampliamento dei limiti musicali, alla ricerca dell’Essenza), intitolato Klang (“suono”).
Prima ora: Himmelfahrt (“Ascensione”), per organo e sintetizzatore, soprano e tenore (2004 - 2005); seconda ora: Freude (“Gioia”) per due arpe (2005); terza ora: Natürliche Dauern (“Durate naturali”) per pianoforte (2005-2006); quarta ora: Himmels-Tür (“Le porte del paradiso”) per un percussionista e una bambina (2005). La quinta ora, Harmonien (“Armonie”), è un brano solista in tre versioni: per flauto, clarinetto basso, tromba (2006). Le ore che vanno dalla settima alla dodicesima sono composizioni di musica da camera basate su materiale presente nella quinta ora; in particolare, la settima ora, Balance (“Equilibrio”) è per flauto corno inglese, e clarinetto, mentre la tredicesima ora, Cosmic Pulses (“Pulsazioni cosmiche”) è una composizione di musica elettronica realizzata sovraimponendo 24 diversi livelli sonori, ciascuno con un proprio moto spaziale, che servì da base ispirative per molte delle ore successive.

Oltre al suo lavoro di compositore Stockhausen fu attivo anche come direttore d’orchestra e promotore culturale.
In qualità di teorico musicale, ci ha lasciato dieci volumi piuttosto corposi.
Nel 1996 è stato nominato dottore d’onore dell’Università di Berlino e nel 2001 ha ricevuto l’ufficioso premio Nobel della musica, il Polar Music Prize. In realtà, moltissimi sono i premi e i riconoscimenti che ricevette nel corso della sua carriera artistica. Fra i più importanti, ricordiamo il Diapason d’or (Francia, 1983), lo Ernst von Siemens Music Prize (1986), il Prix Ars Electronica, (Austria, 1990), lo IMC-UNESCO Picasso Medal (1992).

Karlheinz Stockhausen si è spento il 5 dicembre 2007 all’età di 79 anni.
Il 5 dicembre è anche la data del mahasamadhi di Sri Aurobindo (5.12.1950) e della scomparsa di Wolfgang Amadeus Mozart (5.12.1791).

In conclusione, consigliamo di ascoltare le parole di Stockhausen tratte da una lezione tenuta a Oxford nel maggio 1972 (intitolata “Four criteria of Electronic Music”) in cui a una domanda di uno studente — il quale gli chiese se la musica elettronica non avrebbe causato una ‘disumanizzazione’ nella musica — risponde citando di Sri Aurobindo e accennando all’evoluzione e all’emergenza di un “dopo-uomo”; in questa prospettiva, la musica elettronica può stimolare (se utilizzata con genio) la composizione artistica in direzione di una necessaria trascendenza dell’estetica umana verso nuove forme espressive —

video di STOCKHAUSEN su SRI AUROBINDO