UN NUOVO PIANETA AL FEMMINILE

di Marilde Longeri

Fantasmi infiltrati in uomini con cravatta vestiti di nero si aggirano per il mondo e inficiano tutte le conquiste che l’Occidente sembrava avere portato avanti una volta per tutte, sempre dentro l’aspetto evolutivo. Sono i fantasmi incarnati del travestitismo, dell’arroganza del potere, delle multinazionali, della Chiesa sessuofobica e misogina, del marketing, dell’essere umano divenuto “prodotto”…
Nel grande girone infernale, chiuso nei meandri di atavici recinti spinati, dove si inneggia alla sacralità della vita, ai grandi valori delle “care famiglie” e nel contempo si uccide (leggi guerre… omicidi fra le mura domestiche… e profilattici visti come emanazione del diavolo vietati nel Terzo Mondo…) le dure lotte delle donne che esaltavano la vera forza del femminile sembrano essere state risucchiate dalle esigenze del mercato in una terra davvero desolata.
È quasi scomparsa la poesia racchiusa in una compagine di donne che, tramite l’autocoscienza, la conquista dell’autostima – dopo secoli di asservimento ai voleri della parte maschile – l’elaborazione di una propria autonoma creatività, il modello vincente di pace e condivisione, voleva acquistare dignità, amore e consapevolezza. La libertà e la bellezza stavano alla base del progetto infinito delle donne che si dipanava in tutte le azioni di questa nostra società globalizzata, superficiale, vorace di facili e insulse emozioni, di beni di consumo, di non cultura e di fretta esasperata. Nessuno ascolta più l’altro e tanto meno la parte ancora viva e dinamica delle donne…

Al termine degli Anni ’60, fino agli Anni ’80 e oltre, il Movimento Femminista – forse una delle più grandi rivoluzioni del ‘900 – metteva il focus sull’indipendenza finanziaria, (che rende libere) sulla consapevolezza di sé in quanto donne, sulle radici stesse del femminile cosciente finalmente di agire, crescere, evolversi, di potenziare tutte le qualità insite nell’archetipo della "donna". Non più solo madre, fattrice talvolta inerte di figli, e moglie, ma essere umano fra esseri umani alla ricerca di un autentico sé originale e collettivo.

Nei lontani Anni Settanta i media fagocitarono, senza mai approfondire, il Femminismo, esaltandone in prevalenza l’aspetto della lotta e delle provocazioni che pure esistevano come in tutti i Movimenti nascenti, dimenticando l’aspirazione ineludibile del Femminismo che appoggiava le sue rivoluzionarie radici nello scuotere le Coscienze femminili e maschili.
Il maschile appunto, forte di un potere di millenni, guardava stupefatto all’Evento e purtroppo non volle, allora, unirsi all’incredibile svolta evolutiva.

Ovviamente fu subito chiaro che non bastava essere donne per possedere qualità particolari.
Era appunto necessario mettersi in discussione, aprire la voragine del Vuoto culturale che da secoli accompagnava il femminile e in uno specchio antico e per contro moderno riflettere la parte più autentica del proprio essere.
Del resto i generi non sono così separati: il femminile nel senso della creatività dimora anche nell’uomo… così come il maschile è dentro ogni donna… Ma quasi sempre non si è consapevoli di questa immensa valenza che porterebbe alla vera unione.
Schopenhauer scriveva: «…L’odio fra i due sessi si attenua solo durante l’innamoramento per proseguire dopo più forte di prima…».
La speranza è che un giorno i due generi si possano fondere creando davvero e finalmente l’Essere cosciente, al di sopra delle parti.

Ma per tornare a quegli indimenticabili anni, slogan tipo "Tremate, tremate le streghe sono ritornate" volevano testimoniare forza e non potere anche in nome di tutte quelle donne arse vive dall’Inquisizione.
Quante donne bruciarono innocenti sui roghi accusate di stregoneria mentre Torquemada dava sfogo a tutte le sue perversioni? Migliaia e migliaia (forse milioni) eppure ancora oggi se ne parla assai poco, si rimuove perché fa comodo al potere in generale e a quello assoluto della Chiesa dominante.
Bastava coltivare erbe medicinali o essere invise al signorotto di turno respinto per bruciare e bruciare per l’eternità. Di fatto allora ancora una volta il maschile aveva paura e invidia del femminile e voleva che scomparisse fra atroci supplizi.

Così fu anche nel periodo aureo del Matriarcato. I miti narrano di una armoniosa epoca governata con mirabile giustizia dalla Grande Madre e dalle sue eversive sacerdotesse. Non vi erano guerre sul pianeta terra e le donne vivevano in pace seguendo i dolci ritmi delle stagioni e degli accoppiamenti rituali. Non esisteva, per fortuna, la famiglia e i bimbi nati dall’amore libero, venivano educati dalla collettività. Una specie di paradiso terrestre che si ritrova in tutte le culture.
In seguito, esemplificando molto, arrivarono gli dèi maschi e subito comparvero le guerre di espansione e di potere, i saccheggi e la terra si dipinse di rosso sangue. La Grande Madre fu così emarginata e confinata in una terra nebbiosa, fuori da qualsiasi possibilità di ritorno…

Quando si affronta il Femminismo, molti, dentro l’ovvietà… “più ovvia”… domandano ieri e ora: “Come mai le donne non sono mai divenute grandi musicisti, scrittori, scultori, pittori, scienziati e così via”? (Il maschile anche nella lingua italiana vince sempre…) Alla domanda risponde in modo significativo Virginia Woolf nel suo prestigioso saggio Una stanza tutta per sé, che offre molti spunti e incentivi. Ne citiamo solo uno: «…se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé…».
In questa frase è racchiuso un intero mondo sociale e politico e si evidenzia in prima istanza il tormento di molte donne che furono costrette a rinunciare al loro talento perché non possedevano ricchezze né blasoni. Le nobili e ricche erano una assoluta minoranza e, per contro, facevano i conti con altre problematiche che attenevano sempre alla mancanza di stima determinata, seppure in modo più rarefatto e ipocrita, dalla cultura maschile dominante. In generale non potevano disporre di una simbolica “stanza tutta per sé” nella quale concentrasi, accumulare l’energia necessaria e tirar fuori il fuoco che bruciava dentro di loro. Le più povere scrivevano di nascosto magari sul tavolo della cucina: se venivano scoperte, subivano gli sberleffi di mariti, fratelli, padri, amici…
Il discorso vale per tutte le arti quasi sempre negate all’altra parte del cielo.
Sempre Virginia Woolf nel fondamentale libro Le tre ghinee mette fra l’altro in luce che l’identità sessuale di un individuo è un costrutto sociale che può essere mutato e cambiato.
Un successivo illuminante punto di riferimento è Il secondo sesso di Simone de Beauvoir nel quale vengono esaminati i problemi biologici e psicologici di discriminazione sessista. La donna è confinata a una strana relazione di “doppio” nei confronti della supremazia del maschio…. Lui è l’uno, lei è “altro”… E in questo straniato “altro” appare un processo negativo che nelle sue estreme manifestazioni porta all’odio e perfino allo stupro…
Non possiamo citare tutti i saggi preziosi che hanno fornito nuova linfa alle lotte e alle speranze femminili. Chi vorrà approfondire potrà compulsare gli scritti di Kate Millet, Julia Kristeva, Luce Irigaray, Juliet Mitchell…

Sullo stupro, sempre più attuale, bisognerebbe aprire un intero capitolo, colmo di domande. Come mai, per esempio, in una epoca come la nostra, apparentemente libera da un punto di vista sessuale, gli uomini (e a delinquere non sono solo maschi disturbati…) commettono ancora questo atto brutale e infame che riduce la donna a un involucro di carne da adoperare e poi gettare via?

In letteratura, (sondiamo solo l’Italia) vengono ricordate alcune poetesse… del ‘500… di alto lignaggio: la più famosa è Gaspara Stampa. Seguono Vittoria Colonna, Veronica Gambara, Isabella di Morra… e molte altre. Notevoli anche alcune scrittrici del ‘600 e del ‘700 ma bisogna arrivare all’Ottocento e al Novecento per scoprire illuminate e ora accreditate filosofe e scrittrici.
Erano migliaia le donne che scrivevano nell’Ottocento sempre e comunque frustrate dai grandi letterati dell’epoca che invitavano le ardite fanciulle a “occuparsi” di faccende più consone al proprio stato… L’autostima allora calava in forma esponenziale e loro, le donne, lasciavano perdere…
Del resto è bene ricordare che, intorno al 1930, una notevole poetessa quale Antonia Pozzi, seppure ricca e di estrazione borghese, subì in vita il dileggio di grandi poeti e accademici. E solo ai giorni nostri è stata riscattata.
Gli uomini nella maggioranza dei casi non desideravano avere accanto mogli “famose” che potessero ragionare alla pari, esprimere giudizi personali, creare, fuori dalla sfera del loro dominio… Spesso anche i grandi artisti si sono scelti come compagne donne belle ma culturalmente inferiori. Non è un caso. Altri le hanno comunque lasciate volutamente nell’ombra, pur essendo consapevoli che senza la loro forza e il loro appoggio difficilmente avrebbero potuto assurgere al successo.

Allo stato attuale delle cose, grazie soprattutto alle lotte del Femminismo, le donne occidentali sono apparentemente più libere (diciamo che si sono “emancipate”) e possono accedere a varie cariche importanti sul lavoro dipendente e autonomo. Se una donna vuole divenire dirigente oppure imprenditrice (e sono ancora pochissime) deve, per non venire schiacciata e emarginata, essere più arrogante e competitiva dei suoi partner maschi. Tali atteggiamenti di donna in carriera che emula tutti i difetti del maschile è in netta contraddizione con i principi fondamentali del vero femminismo che esalta appunto gli intrinseci valori del femminile e non incita certo a divenire brutte copie degli uomini.
È proprio l’esatto contrario: le donne dovrebbero sapere scovare l’altra strada per non bruciare ancora una volta dentro roghi e prigioni costruiti da loro stesse e dal mondo che le circonda.
Innumerevoli sono oggi le scrittrici, le poetesse, le filosofe, le musiciste… Loro forse troveranno per prime l’insondabile percorso che conduce a una altra visione della presunta realtà… Ma ancora una volta la strada per le donne è comunque in salita…

La giusta via (con tutte le domande e i dubbi che il caso richiede) passa probabilmente attraverso l’esaltazione della calma, dell’equanimità, della competizione leale, della forza vera che viene immediatamente riconosciuta senza bisogno di atteggiamenti ruvidi e scostanti. Il potere potrebbe cambiare volto… chissà. Nel percorso evolutivo dell’umanità ora il femminile sembra avere in mano più strumenti per ribaltare vecchie e perniciose abitudini, violenza, guerre intestine e guerre mondiali.

Un altro terribile e subdolo fraintendimento fra emancipazione e schiavitù di maleodoranti schemi è comunque in agguato in questi tempi duri, ingannevoli, intossicati dalla falsità.. Parafrasando il titolo di un famoso saggio della Arendt potremmo dire che ancora una volta ci troviamo di fronte alla banalità del male. Il “male” però sa come farsi strada con sottile astuzia e conosce tutti i trucchi del travestimento.

Quei fantasmi che si infiltrano e guidano uomini vestiti di nero citati all’inizio di questo scritto stanno corrompendo e in parte congelando la sorprendente Consapevolezza del femminile.
Negli Anni della Grande Rivolta anche il costume era mutato. Non ci si vestiva più per compiacere gli uomini ma fra gonne lunghe, zoccoli, sciarpe e minigonne si tendeva a non usufruire delle obsolete forme di seduzione. La libertà e la scoperta di un’altra donna dentro quella stereotipata ad uso e consumo del maschio fecero in modo che perfino la pubblicità (dea malefica e sovrana di mille ingiustizie) non si servisse più del femminile per pubblicizzare un’auto, un dentifricio, una moto… I media e il potere (seppure con battutacce dietro le quinte) mostravano “rispetto”. Un rispetto imposto e non sentito evidentemente dalla maggioranza degli uomini.

Ora, dopo il crollo della Sinistra non partitica… e l’avvento di una destra strisciante e molto presente che svilisce cultura e bellezza e ama il nazional popolare, il machismo alla Mussolini e compagni e si inginocchia davanti all’altare della misogina Chiesa, la donna sta ritornando a essere “oggetto”, carne al macello, vuoto a perdere, svendita ai punti sempre in corso. Lo dimostrano le copertine di autorevoli settimanali dove una donna volgare e seminuda non manca mai.
Attenzione, non vogliamo fare del moralismo.
Il nudo in quanto tale è stupendo ma se viene adoperato con perversa maestria per accendere ancora una volta il desiderio che si tramuta poi in odio verso le donne allora il discorso muta. Citiamo, a questo proposito, il film di Altman, “Prêt à porter” e ci soffermiamo su quella magistrale scena nella quale una stilista che non ha più nulla da dire fa sfilare le sue modelle completamente nude. Una nudità casta, di puro estetismo che certo non offende le donne.
Di nuovo la pubblicità butta nell’arena il prototipo falso di una femmina che amoreggia con tutti gli oggetti del quotidiano. Per non parlare dei programmi televisivi che, grazie alla commercializzazione dell’intero globo, mostrano il nulla di bamboline robotizzate – ragazzette ignare o ingenue – che tentano di godere della prima pagina…
Hanno detto loro – questi sì sono i cattivi maestri – che bisogna apparire per divenire grandi, ricche, famose e bellissime, concupite dal mondo intero.
Così per una “comparsata” in Tv molte giovani – magari laureate – perdono il senso della loro vita. Non si stimano. Afflitte da complessi di inferiorità nei confronti di una “maggioranza vociante e potente” che offre falsi idoli per alimentare guadagni facili, vogliono amalgamarsi. In codesto modo non si sentono più sole. Sanno forse che le belve feroci sono in agguato… ma una specie di obnubilamento le ricopre e corrono corrono per essere poi divorate dai rapaci di turno.
Come frenare questo compulsivo delirio?
Impossibile (giustamente) imporre, censurare. Non servirebbe a nulla… anzi alimenterebbe ancora di più il tritacarne delle Multinazionali che adoperano la TV come fosse il cassonetto dell’immondizia.
E in questa immondizia alcune donne credono di avere scoperto il mondo della favola bella con tanto di principe azzurro e lieto fine.

Per fortuna una autentica Favola bella pare esistere davvero.
Il fenomeno di massa che reitera e amplifica a dismisura il tam tam della “donna oggetto” verrà di nuovo spazzato via. Si tratta di una moda che segue l’andamento del mercato e stuzzica l’inconscio collettivo di uomini ancora dentro istinti preistorici.

Molte donne di valore stanno continuando a battersi, a scrivere, a operare nel sistema affinché si dia inizio a una nuova fase di rinascita.
L’autocoscienza come pratica politica delle donne prosegue il cammino di Carla Lonzi (1931-1982), una delle prime e più importanti voci del Femminismo che, con i suoi Libretti Verdi e l’ascoltazione di sé, fece uscire il femminile dai retro bottega dell’esistenza, strappando tutti i veli che separavano dalle situazioni dove si determinano le grandi scelte. Razionale e fantasiosa, eversiva e concreta, abile e innovativa scrittrice, Carla Lonzi ebbe, fra i molti altri, il grande merito di far salpare le donne su imbarcazioni dalle vele spiegate nelle quali l’autentica e originale creatività trovava mille luoghi per esprimersi finalmente.

Che cosa è e dove conduce l’autocoscienza al femminile?
Si tratta, sintetizzando al massimo, di andare in fondo a se stesse per scoprire quella fiamma originale che ogni giorno determina le proprie azioni. Accorgersi per esempio di non essere mai nate come donne e cominciare a intuire quale sia il metodo che conduce alla propria essenza. Tagliare i rami secchi di regole ataviche che incatenano dentro i ruoli di mera funzione riproduttiva. Accorgersi della dipendenza affettiva, delle relazioni madre e figlia. Il rapporto quasi sempre conflittuale con la propria madre costituisce un tema fondante della pratica femminista. È necessario, quindi, giungere in una sorta di deserto per progettare, attraverso un radicale capovolgimento, un modo totalmente innovativo per essere, vivere, amare, stabilire veri rapporti autonomi, psicologicamente indipendenti, liberi con tutti quelli che ci camminano accanto. Si aprono così mille imperscrutabili varchi dove tutto è possibile e dove nulla impedisce di espandere il proprio potenziale di donna che accoglie, dona, si manifesta senza remore o paura.

Impossibile nominare tutte le altre signore autorevoli che ancora oggi contribuiscono a dare dignità e coscienza alla parte femminile del mondo… Per quanto concerne l’Italia ne nomineremo solo tre (scusandoci con quelle che hanno scritto e scrivono intensi saggi e articoli fondamentali): Luisa Muraro, Lea Meandri, Lia Cigarini (tuttora attivissime) che nella mitica "Libreria delle donne" di Via Dogana a Milano aprirono il variegato sipario di una inimmaginabile Era.

Tale processo è al presente seguito anche da molte giovani e da uomini che hanno finalmente scoperto il proprio "femminile". Sembra talvolta vincere la Poesia sulla Prosa.
Non vi sono “separazioni”. La via è aperta e chiama coloro che veramente desiderano un altro mondo… nel mondo. È possibile che il femminile raggiunga il traguardo e riesca a superare l’ego ipertrofico che continuamente ci allontana dal vero, dagli altri… Lasceremo così cadere la ripetitiva e sconsolante storia che ha portato l’umanità a questo punto di apparente non ritorno. L’anima dei poeti è insita in tutte noi e in quelli che non si accontentano mai, che vivono per la conoscenza e si fanno trainare dalla luccicanza, dal suono, dal canto di sirene benevole che inneggiano al ritorno onniavvolgente di una laica Grande Madre…

Ci sembra a questo punto inevitabile citare una signora che amiamo molto e che ha illuminato di luce propria buona parte del secolo appena trascorso. Si tratta di Mirra Alfassa, una donna speciale, colta, intelligente, curiosa, continuamente assetata di conoscenza. Ma, nel suo caso si tratta di una conoscenza che scruta e rimira le più nascoste profondità dell’essere umano.
Nata a Parigi nel 1878 Mirra porta dentro di sé un aspetto veramente rivoluzionario dell’esistenza. Vuole capire, afferrare ogni singola manifestazione del cammino umano sulla terra. Fin da piccola si sente aliena e sempre fuori posto. Non condivide nulla della falsa realtà che la circonda, rifiuta le consuetudini, le abitudini, le leggi prefabbricate degli uomini di potere. Attratta dalla musica, dalla pittura, frequenta i grandi artisti dei primi del Novecento francese. Ma l’insoddisfazione cresce a dismisura. Si sposa due volte, sempre per sperimentare un certo tipo di esperienze e poi andare oltre, molto oltre. Alla vigilia della prima guerra mondiale incontra il grande poeta-veggente indiano Sri Aurobindo che molto si era battuto per l’indipendenza dell’India e in seguito, braccato dagli inglesi, aveva trovato asilo a Pondichéry nel sud dell’India. Mirra capisce la vastità di questo uomo che non assomigliava a nessun altro e portava dentro di sé la sacralità di una trasformazione assoluta che contemplava sia il maschile sia il femminile e metteva in atto una titanica lotta per far scendere sull’intero Globo un Nuovo Stato dell’Essere.
Nel frattempo, Mirra soggiorna a lungo in Giappone battendosi strenuamente per l’emancipazione delle donne. Desidera per loro la parità. Vuole che escano allo scoperto e che non debbano più sottostare alle leggi ferree della tradizione. Nel 1920 decide di continuare il suo cammino di ricerca accanto a Sri Aurobindo. Inizia per lei l’avventura infinita nel micro e nel macro. Condivide a tutto campo la spirale evolutiva di Sri Aurobindo e subito si occupa dello “yoga della materia”, portando avanti in parallelo un radicale cambiamento nel costume indiano che investirà soprattutto le donne.
Nell’ashram di Pondichéry che non assomigliava a nessun luogo simile in India farà in modo che le ragazze studino fino a raggiungere la laurea, che pratichino tutti i generi di sport… perfino la boxe “in calzoncini” che possano scegliere di non sposarsi e di vivere da sole. Le giovani (e siamo negli anni ’20-‘30) non sono più obbligate a portare il Sari, ma si vestono – se lo desiderano – secondo la loro fantasia…
Mirra intuisce che la parte femminile è dotata di molte marce in più legate alla trasformazione e crea, quindi, le basi e le azioni che porteranno le donne indiane a un livello culturale e a una auto-consapevolezza molto alti e fuori dall’ordinario.
In India a quell’epoca un fatto del genere non era neppure immaginabile.
Continuerà a incitare – soprattutto con il suo esempio di Signora completamente libera – le donne indiane a valorizzarsi nella forma più totale fino al 1973 anno della sua scomparsa. Aveva 95 anni e si sentiva ancora una ragazzina…
Naturalmente questo è solo uno degli aspetti di Mirra che Sri Aurobindo chiamerà Mère. Lei conosceva “la favola bella” e per tutta la sua esistenza fece battaglia contro le così dette leggi della Natura per farla apparire sulla terra, lavorando sulle cellule del proprio corpo e sulla Materia che dovevano essere ripulite da tutte le scorie e le abitudini millenarie del subconscio. Una nuova vita, un nuovo essere che finalmente sarà consapevole della sua nascita… Finiranno i generi… L’impossibile diverrà “possibile”…

Tutte noi dobbiamo molto a Mère. Lei ci regala “il sogno” di un’altra esistenza…. Chi vorrà approfondire la sua strada senza strada avrà molto da leggere e da sperimentare…

Ottobre 2006