WikiLeaks

e il tramonto dell’attuale
disOrdine Mondiale…


a cura della redazione del sito arianuova.org


«L’Europa si vanta della sua efficiente
organizzazione pratica e scientifica.
Aspetto che il suo sistema sia perfetto e,
a quel punto, un bambino lo distruggerà.»
SRI AUROBINDO


Julian Paul Assange (classe 1971) è un giornalista, programmatore e attivista australiano. Ha un sogno, fin da ragazzino: raccontare la storia smascherando le verità più impenetrabili. Lo realizza con WikiLeaks, un nuovo media internazionale a scopi non lucrativi (messo in rete nel dicembre 2006) che pubblica documenti ufficiali delle varie nazioni del mondo, giunte da fonti che intendono mantenere l’anonimato. E in pochi anni ha messo in piazza i segreti di Cia, Massoneria, Vaticano, Scientology e molte altre organizzazioni.

Verso la fine degli anni Ottanta, Assange diviene membro di un gruppo di hackers noto come International Subversives. Egli utilizza lo pseudonimo di Mendax (da una celebre locuzione di Orazio: splendidæ mendax, “splendido mendace”). Grazie ai software da lui sviluppati, il giovanissimo gruppo di hacker si infiltra nei meandri informatici di Nasa, Pentagono, Dipartimento della Difesa e altri siti apparentemente blindati. Nel 1989, alla vigilia del decollo della navicella Atlantis, i tecnici della Nasa vedono comparire sui computer la scritta WANK, acronimo inglese di Worms Against Nuclear Killers (“vermi contro killer nucleari”). Julian Assange ha appena 18 anni e di lì a poco subisce un’irruzione nella sua casa di Melbourne da parte della polizia federale australiana. Nel 1992 gli vengono rivolti 24 capi di accusa di hacking. L’intelligence australiana riesce a scovarlo dopo essersi infiltrato nella rete di computer di una grossa società di telecomunicazioni canadese: rischia dieci anni, ma se la cava egregiamente con la condanna a pagare una multa. Motivo: la sua attività non aveva provocato alcun danno. La sentenza si rivela una beffa per gli investigatori: alle accuse di Ken Day, l’agente che indagava su di lui, Julian aveva risposto «Se non faccio male a nessuno che male c’è?» In pratica il giudice conferma la stessa frase, trasformandola in un motto da perseguire.
Negli anni che seguono prende a lavorare come sviluppatore di software liberi. Nel 1995 programma Strobe, software open-source dedicato al port scanning. Nel 1997 collabora alla stesura del libro Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier. Dal 2003 al 2006 studia fisica e matematica all’università di Melbourne. Studia anche filosofia e neuroscienze (ha frequentato 28 scuole e 6 atenei). Ma trova deprimente la piatta conformità degli ambienti accademici. E ricomincia a vagabondare. Abbandona l’Australia e vive in Kenia, Tanzania, Vietnam, Svezia, Islanda, Siberia, Belgio e Stati Uniti.

A partire dal 2007 Assange è tra i promotori del sito web WikiLeaks, del quale si definisce ‘editor in chief’.
WikiLeaks è un Wikipedia non censurabile, destinato alla pubblicazione di documenti segreti. Il termine “to leak” (letteralmente, ‘trapelare’) significa rendere pubblica un’informazione senza autorizzazione ufficiale, nonostante gli sforzi per tenerla segreta. «Il nostro principale interesse — dichiara al momento del lancio di Wikileaks — è smascherare le azioni di regimi oppressivi in Asia, nell’ex blocco sovietico, nel Medio Oriente e nell’Africa Sub-sahariana. Ma ci auguriamo di essere di aiuto anche per quanti in Occidente vorrebbero che fossero denunciati comportamenti illegali e immorali dei governi e delle grandi società.»
L’interfaccia è simile a quella di Wikipedia, ed è accessibile a tutti. In breve tempo riceve più di un milione di documenti, tutti provenenti da fonte anonime.
Grazie a WikiLeaks, Assange mette in piazza e-mail personali, file riservati, dossier segreti, documenti interni e rapporti confidenziali. Contenuti scomodi e pesantissimi che svelano verità tenute nascoste. Più sono grosse, più i pirati di WikiLeaks rischiano. Uno dei primi documenti che mettono in vetrina è il regolamento di Guantanamo. Segue la denuncia per l’approssimazione degli studi sul riscaldamento globale. Poi, è la volta della Banca Julius Baer, l’istituto privato di Zurigo che li querela ottenendo la chiusura del sito. Sembra la fine, ma la sentenza scatena un effetto boomerang: vecchi e nuovi media (una coalizione di 18 grandi associazioni, insieme ai grandi giornali statunitensi) fanno fronte comune, sostenendo il ricorso in tribunale. E vincono. La sentenza viene completamente ribaltata, WikiLeaks torna on line e la banca rinuncia all’azione legale.
Pubblicano immediatamente informazioni segrete che riguardano la multinazionale di trading petrolifero ‘Trafigura’ (accusata di aver scaricato in Costa d’Avorio rifiuti tossici), Scientology e la massoneria. Arrivano le prove dei massacri in Kenya (grazie alle quali vincono il Media Award 2009 di Amnesty International). E infine, Collateral Murder, lo sconvolgente video in cui si vedono i piloti dell’elicottero Apache che, dopo aver scambiato per dei lanciarazzi i lunghi teleobiettivi delle macchine fotografiche di Namir Noor Eldeen, reporter dell’agenzia Reuters a Bagdad, hanno aperto il fuoco uccidendolo insieme ad altre dieci persone. Dopo il clamore suscitato dal filmato viene arrestato il soldato americano Bradley Manning con l’accusa di avervi fornito centinaia di file top secret a Wikileaks. Ora è detenuto in Kuwait dall’esercito USA, in condizioni di totale impossibilità di comunicare con l’esterno.

Consigliamo di visionare questa intervista a Julian Assange fatta da Chris Anderson, sottotitolata in italiano da WikiLeaks Italia, che ci sembra una delle più significative fra quelle presenti in rete.

 

Intervista a Julian Assange - Parte 1/2

 

 

Intervista a Julian Assange - Parte 2/2


 

 

È bene comunque precisare che WikiLeaks non si identifica con Assange, così come lui stesso non si reputa il burattinaio: «Non chiamatemi fondatore, come tutti gli altri che lavorano per il sito sono un volontario non pagato». L’unico del gruppo, insieme al giornalista Daniel Domscheit-Berg (che per un certo periodo ha cercato di nascondere la propria identità sotto lo pseudonimo di Daniel Schmitt), di cui si conosca l’identità.
L’attenzione dei media si concentra nuovamente su Assange quando consegna a tre quotidiani — The GuardianNew York Times e Der Spiegel — la bellezza di 92.000 file riservati sulle operazioni militari statunitensi in Afghanistan (dal 2004 al 2009, a cui si aggiungeranno i 15.000 ancora non svelati per evitare di mettere a repentaglio vite di soldati in missione) per inchiodare le ragioni di una guerra che prende di mira i civili.
I file riservati danno un’immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan: viene nascosto il vero numero delle vittime civili; l’intelligence pakistana fa il doppio gioco lavorando al fianco di Al Qaeda per progettare attacchi; i talebani usano i missili Stinger che la Cia fornì ai mujaheddin di Osama Bin Laden; le truppe Usa utilizzano droni automatici scadenti e rischiosi; la Cia ha finanziato l’intelligence afghana, «trattandola come una sua affiliata virtuale»… Documenti che stanno infiammando il dibattito sull’autenticità degli scopi della guerra americana in Medio Oriente. È la più grande fuga di notizie della storia militare statunitense. E l’intento dichiaratamente pacifista ancora una volta ha toccato la casta dei militari. Quella più potente.
«Ricordatevi che WikiLeaks non è un fornitore oggettivo di notizie — ha scritto la Casa Bianca nell’immediato comunicato stampa — ma piuttosto un’organizzazione che si oppone alla politica americana in Afghanistan». E nell’intervista al Der Spiegel, Assange stesso arriva a convalidare questa tesi affermando che lo scopo della diffusione dei dossier sull’Afghanistan, è richiamare l’attenzione sulla brutalità e lo squallore delle guerra (d’altronde la sua missione, come confidò a Rakki Khatchadourian, è portare alla luce le ingiustizie, non raccontare storie in modo imparziale): «Questo archivio cambierà l’opinione pubblica e il modo di vedere le cose delle persone che ricoprono ruoli politici e diplomatici influenti».

Il 28 novembre 2010, WikiLeaks rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”. Guarda caso, proprio in quei giorni il tribunale di Stoccolma spicca un mandato d’arresto in contumacia nei confronti di Assange con l’accusa, sulla base della testimonianza di due donne, di stupro, molestie e coercizione illegale. L’accusa, in realtà, fa riferimento a rapporti sessuali non protetti con due donne pienamente consenzienti, reato punibile in Svezia. Molti hanno sollevato dubbi sulla natura del provvedimento, mettendo in rilievo la coincidenza temporale con l’annuncio di nuove rivelazioni che, a detta del Pentagono, sarebbero «un tentativo irresponsabile di destabilizzare la sicurezza globale». Il 20 novembre è stato spiccato un mandato di arresto internazionale tramite Interpol dalla forza di polizia svedese. In aggiunta è stato diramato un mandato di arresto nell’Unione Europea tramite il Sistema di Informazione Schengen. «Abbiamo voluto assicurarci che fosse visibile da tutte le forze di polizia del mondo», ha affermato un portavoce della polizia nazionale svedese. Julian Assange, dal canto suo, denuncia di avere ricevuto «minacce di morte da personaggi vicini ai militari USA. Ci sono precise richieste per il nostro assassinio, rapimento, esecuzione da parte dell’élite della società americana». La caccia ad Assange «sembra avere motivazioni politiche» — lo ha detto il 6 dicembre 2010 alla BBC londinese l’avvocato di Assange, Mark Stephens. E il 7 dicembre 2010 Julian Assange si consegna spontaneamente a Scotland Yard, dichiarandosi innocente e denunciando «una campagna di fango» in atto contro di lui. Non dimentichiamo peraltro quelle aziende che operano su internet — fra le quali Amazon e PayPal — che hanno contribuito a stringere la morsa attorno a WikiLeaks. Ognuno di noi dovrebbe riflettere e chiedersi se queste aziende meritano la nostra fiducia. [Nonostante le numerose richieste, noi di ‘aria nuova’ non abbiamo mai voluto attivare PayPal per donazioni, pagamenti o quant’altro. Ora i nostri sostenitori e simpatizzanti possono comprenderne le motivazioni fino in fondo...]

Nel corso di un paio di interviste recenti, Assange anticipa che tra i nuovi documenti che WikiLeaks intende rendere pubblici nel 2011, vi sarebbero i seguenti:
- un video agghiacciante che riprende alcuni massacri di civili in Afghanistan per mano di militari statunitensi;
- documenti scottanti concernenti alcuni fra i più potenti istituti bancari degli USA e in grado di far crollare una o due grosse banche;
- rapporti statunitensi rigorosamente top secret concernenti relazioni che riguardano gli UFO.

In America, alcuni esponenti della destra più conservatrice chiedono che i membri di WikiLeaks vengano messi sotto accusa per spionaggio, considerando la loro attività «non un atto di giornalismo o di trasparenza, ma un’azione di guerra politica contro gli USA» (Christian Whiton). Ma questa è un’ottica davvero miope per osservare il fenomeno, poiché è evidente la pubblicazione da parte di WikiLeaks di materiale proveniente da ogni parte del mondo e non vi è alcun accanimento specifico contro una nazione in particolare, meno che mai verso gli USA.

Legalmente, WikiLeaks non commette alcun crimine, sia chiaro. La Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha stabilito in una sentenza riguardante i documenti del Pentagono, che una stampa libera e senza restrizioni può svelare in modo efficace qualsiasi inganno o truffa perpetrato da una qualsiasi dei livelli di governo. Wikileaks è protetto da questo verdetto. La sentenza include anche che il massimo dovere di una vera stampa libera è impedire che qualsiasi componente, nazionale o locale, di un governo possa ingannare e occultare la verità ai suoi cittadini, e che in qualche modo le autorità centrali possano inviare qualche funzionario governativo colpevole di “leaking” in paesi stranieri dove potrebbe divenire vittima della “criminalità comune locale”, degli “insorti”, oppure di qualche malattia infettiva sconosciuta, per essere poi velocemente sepolto dopo indagini sbrigative: «Siamo convinti che non siano soltanto i cittadini di un particolare paese a essere i responsabili dell’onestà del loro governo — scrive Assange — ma che il vigilare sulla democrazia sia un compito anche dei cittadini di altri paesi, che devono osservare e controllare l’onestà dei comportamenti governativi in tutti i paesi del mondo. E per questo che è giunto il momento di iniziare un movimento globale che sveli quei documenti che devono essere resi accessibili al pubblico internazionale.»
Nella casella postale elettronica di WikiLeaks dal 2007 vengono depositate e-mail riservate e rapporti top secret da tutto il mondo, contenuti scomodi e pesantissimi che svelano verità tenute nascoste.

Il progetto ha precedenti illustri, ma Assange vede il padre spirituale in Daniel Ellsberg, dipendente del governo degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam. Ellsberg riuscì a ottenere l’accesso a documenti del pentagono, archivi meticolosamente nascosti, dove si trovavano i piani militari e strategici della guerra. Le prove da lui scovate rivelavano in che misura il governo degli USA aveva ingannato i suoi cittadini riguardo l’andamento, gli scopi, i costi monetari e umani, oltre alle prospettive della guerra in Vietnam, che si paventava già come un disastroso fallimento. Nonostante le leggi segrete e il fatto che corresse un grande rischio personale, Ellsberg riuscì a fotocopiare e inviare i documenti in questione ad alcuni quotidiani e al mondo intero. E, a dispetto dell’incriminazione formale da parte del governo USA, e le accuse di rilevanza penale che, alla fine, sono state lasciate cadere, i pentagon papers ebbero un impatto devastante nel mondo, misero in luce le macchinazioni governative e aiutarono ad accorciare la stessa guerra e a salvare migliaia di vite. Wikileaks parte dal gesto di Ellsberg (dal quale, ricevendo gli auguri quando ha aperto il sito, ha ereditato il testimone ufficialmente) ma, in piena filosofia 2.0, guarda lontano e punta in alto: si propone di diventare il servizio di intelligence più potente della Terra. Un’agenzia spionistica della gente al servizio della gente. Un servizio open source, democratico e autenticamente dotato di scopi leciti. Quindi un servizio più etico e meno fazioso rispetto a qualsiasi altro servizio di intelligence governativo. Per questo si propone di essere più preciso. Non ha interessi commerciali o nazionali di base, ma il suo unico interesse è la libertà e la veridicità dell’informazione. Diversamente dalle attività segrete dei servizi di intelligence, WikiLeaks informa i cittadini del mondo, scavalcando il potere costituito, che controlla e spesso ostacola la diffusione della verità nel mondo.

WikiLeaks è quindi la valvola di sfogo per un qualsiasi componente di governo, per burocrati o impiegati di una multinazionale che possiedano informazioni riguardo a fatti imbarazzanti che l’istituzione tiene a occultare e rispetto ai quali la pubblica opinione ha il diritto di essere informata. E tutte quelle informazioni che non possono essere taciute e che ingiustamente vengono dissimulate come segreti industriali o istituzionali, Wikileaks le trasmette a tutto il mondo. È un forum che permette di disertare eticamente dal potere irresponsabile e abusivo che viene esercitato sulle persone.

WikiLeaks è costruito e sviluppato in modo di essere impermeabile a qualsiasi attacco politico e di sottrarsi a qualsiasi attacco legale o politico. Sotto questo punto di vista si sottrae alla censura, ed è virtualmente incensurabile.

WikiLeaks dichiara di essere stato fondato da dissidenti cinesi, da matematici, e da compagnie tecnologiche startup in vari centri che includono Taiwan, l’Europa, l’Australia e il Sudafrica. Ha una serie di server sparsi per il mondo, compresa l’Europa, e installati in siti nascosti, compresi alcuni rifugi atomici.

Il gruppo di consiglieri include rappresentanti di espatriati russi e comunità di rifugiati tibetani, giornalisti, un ex-analista dell’intelligence nordamericana e crittografi. Ma, come abbiamo detto, a parte Julian Assange e il giornalista informatico Daniel Domscheit-Berg, degli altri non si conosce l’identità. È certo però che i due lavorano con una ventina di persone «dedicated and overworked» che mantengono un impegno diretto e che sono di fatto incluse nel progetto (e pare che fra questi vi siano Phillip Adams, Wang Dan, C. J. Hinke, Ben Laurie, Xiao Qiang, Chico Whitaker e Wang Youcai), ottocento volontari a tempo perso e migliaia di sostenitori.

La recente campagna intimidatoria contro WikiLeaks (senza che sia stata violata alcuna legge) è un attacco alla libertà di stampa e alla democrazia.
Il governo statunitense sta perseguendo tutte le vie legali possibili per impedire a WikiLeaks di pubblicare altri documenti, ma le leggi delle democrazie proteggono la libertà di stampa. E, a quanto pare da alcune indiscrezioni, anche i servizi segreti di svariati stati sarebbero stati allertati.
L’organizzazione è stata attaccata duramente da governi e multinazionali, ma WikiLeaks sta solo pubblicando notizie fornite da un informatore. E vaglia attentamente le informazioni da pubblicare in collaborazione con le maggiori testate giornalistiche mondiali già citate.
WikiLeaks recensisce attentamente i 250.000 documenti diplomatici statunitensi per eliminare le informazioni che sarebbe irresponsabile diffondere. Finora solo 800 cablogrammi sono stati pubblicati.
Pare che WikiLeaks superi numericamente il contenuto di Wikipedia in lingua inglese con documenti pubblicati tramite il leaking. Questo vuol dire che le verità nascoste potrebbero essere superiori a quelle conosciute…

Secondo il Courrier International «La cyberguerra è cominciata».

Il prof. Derrik De Kerkhove, massmediologo, sociologo, filosofo, nonché direttore del prestigioso MacLuhan Istitute di Toronto, considera WikiLeaks «un momento importante dell’evoluzione della rete», un decisivo contributo per scuotere il conformismo e l’ipocrisia che regna nella scena politica internazionale. E un numero crescente di intellettuali, dal regista Ken Loach al linguista Noam Chomsky, alla scrittrice Jemina Khan, si trovano sulla medesima posizione. Michael Moore è entusiasta dell’azione esercitata da WikiLeaks — e osserva: «ora siamo NOI che scrutiamo il Grande Fratello!!». Così come Richard Stallman, il padre del movimento per il software libero, colui che nel 1984 prese a sviluppare il progetto GNU, simile a Unix ma basato sulla condivisione dei programmi grazie a contributi liberi (Linux è da GNU che ha preso le mosse). Recentemente, è stato chiesto a Richard Stallman se ritiene vere le voci secondo cui dietro Julian Assange vi sarebbe Israele — ecco la sua risposta: «Credo che sia solo la Cia a mettere in giro queste voci. Gli USA stanno facendo tutto il possibile per ostacolare e distruggere il lavoro di WikiLeaks. Questo è quanto.» E, per chi vuole concedersi una simpatica digressione, inseriamo qui il link di una canzone composta e cantata dallo stesso Stallmann sulla libertà in internet —

HACKER FREEDOM SONG


Anche Human Rights Watch si schiera a favore di Assange. Il noto osservatorio a tutela dei diritti umani e civili ha scritto una lettera a Obama e al ministro della giustizia in cui si chiede loro di non perseguire legalmente il fondatore di WikiLeaks in nome della difesa della libertà d’espressione e d’informazione garantita dalla Costituzione americana e dal diritto internazionale — «Incriminare Assange per aver pubblicato documenti riservati rappresenterebbe un terribile precedente che verrebbe subito seguito da altri governi, soprattutto quelli che puntano a mettere la museruola alla libera stampa».

Invitiamo quanti conoscono l’inglese a visitare il sito www.revolutiontruth.org — dove si può perfino firmare una importante petizione indirizzata al Presidente U.S.A. Barack Obama.

I politici di tutto il mondo (quelli corrotti e assetati di potere) sentono vacillare sempre più le loro poltrone e vedono il sito come uno strumento che compromette i rapporti fra Stati.
Come abbiamo indicato nel sottotitolo, noi vediamo WikiLeaks come uno dei primi segnali concreti del tramonto dell’attuale disOrdine Mondiale. Ne seguiranno altri, sempre più fattivi e vibranti. Siamo appena agli inizi...

Occorre aggiungere che da qualche tempo è avvenuta una frattura fra Julian Assange e Daniel Domscheit-Berg, il quale imputa a Julian Assange un carattere dispotico. E ha aperto un suo portale, chiamato OpenLeaks, con intenti molto simili a quelli perseguiti da WikiLeaks. Assange, dal canto suo, ha salutato favorevolmente la nascita di questo nuovo sito, lasciando intendere che più ce ne sono meglio è. E questa osservazione, che condividiamo pienamente, ci permette di fare una riflessione per noi fondamentale, prima di chiudere con un’altra riflessione che riteniamo ancora più centrale.
Una delle persone forse più vicine a Julian Assange, il direttore televisivo svedese Iain Overton, il quale ha più volte messo a disposizione la propria emittente privata per fare da cassa di risonanza alle rivelazioni di WikiLeaks (ricevendo minacce di morte per lui e per i suoi figli!), ha messo in luce un punto nevralgico della questione, con la seguente dichiarazione, apparentemente ovvia: «WikiLeaks è diventata molto molto potente, e credo si debba essere cauti verso ogni cosa che è molto potente.» Sappiamo bene, infatti, quanto sia facile per una qualunque istituzione (politica, sindacale, religiosa o di altro tipo) perdere in parte o del tutto gli obiettivi di partenza e lasciarsi ammaliare dalla smania del potere...
Come che sia, resta il fatto indiscutibile che WikiLeaks ha piantato un primo seme.

La rivoluzione planetaria può e deve partire da un pugno di artisti capaci di vedere il mondo come un materiale grezzo da raffinare per farne un’opera d’arte: in questo modo la CONGIURA DEI POETI tanto sognata a poco a poco può diventare realtà.
WikiLeaks è un primo segnale, cui dovranno necessariamente seguirne altri ancora, sempre più significativi e incisivi. L’importante è non farsi mai accecare dalle apparenze e non erigere miti fasulli. Conosciamo bene le mille contraddizioni e i limiti congeniti del web. E ci riesce impossibile adottare la convinzione di quegli entusiasti che vedono in internet l’arma per raggiungere la libertà. Preziosissima, a questo proposito, si rivela la riflessione di Jaron Lanier, pioniere della libertà virtuale: «Il web è stato inondato da una fiumana di tecnologie, dietro cui c'è un’ideologia che promuove una libertà radicale ma, paradossalmente, si tratta di una libertà riservata più alle macchine che alle persone». Come sempre, la vera libertà è ALTRA.


Dicembre 2010