PRAKAMYA-VYAPTI

di Tommaso Iorco
(autore tutelato S.I.A.E.)


Prakamya-vyapti è considerato da Sri Aurobindo il duplice potere della conoscenza. Noi tutti comunichiamo con gli altri esseri che circondano la nostra esistenza con mezzi quali la parola, i gesti, la scrittura, ma in realtà avviene anche una comunicazione mentale di cui generalmente non si è coscienti. La coscienza in se stessa è libera di comunicare fra una mente e un’altra senza l’ausilio di mezzi fisici, in modo del tutto cosciente e volontario. E i due poteri per mezzo delle quali questo viene compiuto sono chiamate in sanscrito prakamya e vyapti. Lasciamo ovviamente a Sri Aurobindo descriverne le rispettive peculiarità.
«Per prakamya si intende la completa prakasha [manifestazione] dei sensi e di manas [mente] con cui essi superano i limiti ordinari del corpo e si fanno consapevoli per mezzo della vista, dell’udito, del tatto o, più frequentemente e più agevolmente, della sensazione mentale e della consapevolezza». Sri Aurobindo prosegue dicendo che può esserci un prakamya di oggetti, di scene e di avvenimenti a distanza o nascosti alle normali operazioni mentali e sensoriali; di oggetti, scene e avvenimenti appartenenti a altri piani d’esistenza; di oggetti, scene e avvenimenti che appartengono al passato o al futuro; di attuali stati di coscienza (mentali, emotivi e di altro tipo) di altri esseri o dei loro specifici pensieri, emozioni, sensazioni (oppure del loro passato e dei quali è rimasta una qualche traccia nella memoria subcosciente dell’individuo, o anche del loro futuro e che sono già presenti a livello seminale nel nostro essere profondo).
Vyapti può essere, secondo Sri Aurobindo, ricettivo o comunicativo. È ricettivo quando pensieri, sensazioni, emozioni di altri (o qualunque tipo di conoscenza di cose non strettamente appartenenti alla nostra persona) giungono a noi. È comunicativo quando siamo noi a trasmettere un nostro pensiero, o un nostro sentimento, o altro ancora, a qualcuno.
Inoltre, precisa Sri Aurobindo, 
«a ogni forma di prakamya esiste una forma corrispondente di vyapti, cioè ricezione o comunicazione. Per mezzo di prakamya, per esempio, possiamo avere la percezione delle emozioni di un altro; per mezzo di vyapti queste emozioni sono percepite intensamente nella nostra coscienza, oppure nostre emozioni vengono trasmesse a un altro. Con prakamya si può vedere qualcuno che è lontano e individuare un oggetto; vyapti offre la sensazione che quell’oggetto si avvicina a noi o viene in contatto con noi. È possibile per mezzo di vyapti comunicare qualunque cosa presente nel nostro sistema — pensieri, emozioni, poteri, ecc. — a un altro e se questi è capace di coglierlo e mantenerlo, può farlo proprio e utilizzarlo. Questo può essere fatto per mezzo di una sorta di proiezione nell’altro di quanto è in noi oppure mediante una volontà nello svabhava [nel nostro proprio sé] che spinge a effettuare il trasferimento. I guru utilizzano sovente questo potere di vyapti che è molto più efficace della parola o della scrittura ma in realtà tutti quanti gli uomini lo utilizzano o lo subiscono inconsapevolmente. Poiché ogni pensiero, emozione, sensazione o altro movimento di coscienza in noi crea un’onda o una corrente che si propaga nella coscienza terrestre circostante e entra in qualche adhara [ricettacolo mentale-vitale-fisico] che è pronto e preparato a riceverla. Almeno la metà dei pensieri e dei sentimenti ricorrenti derivano da simili prestiti inconsapevoli».


5-6 luglio 1912 (pagina85):
«È intervenuta lungo una libera e riuscita telepatia (vyapti) e lettura (prakamya) del carattere, dei sentimenti e degli stati mentali di altri e per un certo tempo anche una primaria percezione e vyapti delle loro azioni. […] Cose distanti nel tempo e nello spazio hanno similmente iniziato a svelare il segreto del loro presente, futuro e immediato passato, e perfino sommariamente del loro lontano passato. Prove hanno incominciato simultaneamente a prodursi. Alcune cose sono state perfino percepite, negate dall’oggetto della drshti o da eventi apparenti e poi sono divenute probanti nonostante la negazione su basi di evidenza più ampie. Nonostante ciò, l’azione non è ancora perfettamente libera; il potere di ostruzione nella natura annamaya non può prevalere ancora per molto tempo in modo così totale, ma la volontà persiste».

10 dicembre 1912 (pagine 141-142):
«Forti prove estremamente dettagliate di vyapti-prakamya del pensiero e del sentimento si sono prodotte, perfette e vivide, in cui il soggetto ha espresso in parole esattamente l’idea e l’emozione che è stata vista immediatamente prima attraverso sukshmadrshti [la visione sottile]. Questo potere è così perfetto che ogni suggestione simile di vyapti e prakamya, per quanto vaghe, minute o non dipendenti dalle circostanze esterne, possono essere accettate come vere a causa della sorgente dalla quale sono state viste scaturire». La “sorgente” è, in questo caso, la Coscienza-di-Verità sopramentale, evidentemente.

14 dicembre 1912 (pagine 150-151):
«La veridicità della telepatia è ormai completamente stabilita; le prove della sua correttezza vengono ricevute giornalmente da persone nella casa o nella città […] e anche quando avvengono a centinaia o migliaia di chilometri di distanza, […] come la prescienza delle voci che i turchi hanno chiesto di unirsi alla confederazione balcana, la prescienza della cospirazione degli unionisti a Costantinopoli e un certo numero di altre situazioni concernenti la guerra sui Balcani. Si tratta di un potere che opera già da parecchio tempo, ma solo ora si sta facendo regolare. È, in realtà, parte del potere di vyapti».

9 gennaio 1913 (pag. 186):
«I telegrammi ricevuti oggi mostrano l’esattezza dell’operare della Volontà, eccetto nel caso di Adrianopoli che è l’unico serio punto di mancanza. In particolare l’azione dei Poteri, la situazione a Costantinopoli e l’opinione della Tripla Alleanza in merito alle isole dell’Egeo sono in perfetto accordo con la linea assunta dalla Volontà e da prakamya-vyapti».

10 gennaio 1913 (pag. 189):
«Prakamya dei pensieri degli altri che così spesso vanno e vengono, in un movimento per metà chiaro e per metà confuso, è diventato chiaro e luminoso è il suo segno oggettivo nel movimento corrispondente, pausa o ingita [gesto] è mostrato in modo talmente chiaro che perfino l’intelletto non può mettere in dubbio la verità e l’accuratezza della siddhi».

12 gennaio 1913 (pag. 192):
«I telegrammi di oggi mostrano in modo notevole l’azione del Potere e di vyapti-prakamya, in particolare

(1) nella rivendicazione italo-austriaca su Janina, Scutari e Prizrend nei confronti dell’Albania; (2) nella minaccia rumena verso i territori bulgari; (3) nell’atteggiamento risoluto dei turchi e soprattutto nel loro rifiuto di farsi intimidire dalla minaccia di una dimostrazione navale; (4) nell’azione relativamente lieve dei Poteri verso Adrianopoli. Tutte queste sono prove dell’azione accurata di ishita-vyapti-aishwarya nei dettagli; ma il risultato conclusivo resta ancora materia di disputa fra siddhi e asiddhi. Un esempio di risultato finale perfetto si è prodotto oggi nella questione dell’Insurance Act: la predisposizione di giurie in tutta la Gran Bretagna e il coinvolgimento di quindicimila dottori».

17 giugno 1913 (pag. 255):
«Telepatia e vyapti stanno assumendo una più ampia attività».

6 luglio 1913 (pag. 279):
«La telepatia (prakamya vyapti del pensiero) sta incominciando a progredire verso una autoregolarizzazione e un più libero movimento e dominio. […] Occorre mantenere l’orecchio e l’apertura della mente in infinita allerta verso ogni shabda per riuscire a perfezionare queste siddhi».

3 maggio 1914 (pag. 462):
«Vyapti effettiva ha agito in maniera ammirevole su molte persone in un incontro, producendo l’effetto preciso o il discorso necessario».

22 agosto 1914 (pag. 609):
«Come indicato ieri, la telepatia (prakamya vyapti) sta procedendo verso la perfezione. Solo il pensiero puro, privo di indicazione, sfugge prakamya. Include nel suo scopo il subcosciente e il sopracosciente così come l’intera coscienza».

19 febbraio 1920 (pag. 1190):
«Vyapti sta ora raggiungendo il vijñana rivelatorio, sebbene della totalità del bhava nell’oggetto; i movimenti particolari sono visti in esso, ma sono sottoposti a una completa idealizzazione, perfino nella intuitività mentale».