I FIGLI
DELLA MENTE


Hans Moravec è un ingegnere robotico altamente rispettato in ambiente scientifico.
È autore di alcuni bestseller nel campo della futurologia e della robotica, tra i quali Mind Children — “i figli della mente”, per l’appunto.

Moravec prevede per la metà del XXI secolo l’estinzione del lavoro. Le macchine saranno talmente intelligenti e abili che non avrà alcun senso per le aziende assumere esseri umani, i quali avranno un sussidio di disoccupazione e potranno trascorrere il tempo in attività ludico-creative.
Le macchine produrranno un benessere tale che nessuno vivrà più nella povertà. Anche la guerra sarà eliminata.
Le macchine, inoltre, procederanno molto più rapidamente di noi nella colonizzazione dell’universo, trasformando la materia che incontreranno in nuove macchine intelligenti.
Contemporaneamente, continueranno la colonizzazione del ciberspazio, rendendolo più complesso, intricato e creando realtà virtuali indistinguibili da quella reale, e magari anche migliori.

La maggior parte degli esseri umani abbandonerà gradualmente la propria condizione corporea di carne e ossa per raggiungere la maggiore libertà e l’immortalità che offre il ciberspazio. È sempre possibile — specula Moravec — che ci saranno umani primitivi che rifiuteranno di effettuare il “mind uploading” e di fondersi con le macchine, preferendo una vita tradizionale pur segnata da stupidità, violenza, invecchiamento, malattia e morte.
Gli uomini-macchina postumani potranno allora decidere di creare una riserva sul pianeta terra per questi umani, dato lo straordinario significato storico che essi hanno, continuando a farli vivere in pace e proteggendoli, ponendosi nei loro confronti come semidei benevoli.

Se, però, gli umani continueranno (come fanno attualmente) a costruire armi devastanti, a inquinare, a consumare irrazionalmente risorse, a uccidersi per derubarsi a vicenda, a scatenare guerre distruttive, a minacciare altre specie, allora le macchine superintelligenti potrebbero pensare un giorno di mettere fine all’esistenza umana sul pianeta, obbligando gli ultimi riottosi a fondersi con loro e raggiungere un più alto grado di conoscenza e consapevolezza.

Ma quale sarà lo scopo dell’esistenza di questi ibridi macchina-uomo super-evoluti?
Cercheranno di rispondere alle domande fondamentali sul mondo e l’esistenza? Saranno interessati a perseguire la scienza pura? La risposta di Moravec è positiva. Anzi, secondo lui questo è proprio l’obiettivo fondamentale. Dare impulso a questo processo evolutivo guidato dalla ragione ha proprio quale fine la creazione di esseri superiori in grado di scoprire i segreti dell’universo. Segreti di cui anche noi saremo partecipi se scaricheremo per tempo le nostre coscienze nel ciberspazio.

In conclusione, per Moravec, la SCIENZA PURA sarà l’unico scopo esistenziale degno delle macchine superintelligenti.

Sulla stessa lunghezza d’onda sembra essere Freeman Dyson, uno scienziato che si è occupato di matematica, fisica, ingegneria nucleare, controllo delle armi, studi del clima e futurologia. Anch’egli si è lanciato in speculazioni sul futuro degli esseri intelligenti. Come egli dice: «La scienza è il mio territorio e la fantascienza il paesaggio dei miei sogni».

In un universo in continua espansione — immagina Dyson — l’intelligenza può continuare a esistere per sempre, nonostante le trasformazioni della materia e dell’energia, prendendo magari la forma di una nuvola di gas intelligente (una profezia che era stata in precedenza già formulata dal fisico J.D.Bernal, nel lontano 1929).

L’idea base di questo scienziato è che l’universo si regge sul principio di “massima diversità”, un principio che opera sia a livello fisico che mentale.
In linea di principio, sarebbe possibile un universo omogeneo, uguale in ogni direzione, diciamo pure ‘noioso’, ma così non è. Se c’è una caratteristica di questo universo nel quale viviamo è che è diverso, molteplice, curioso, multiforme, interessante, a volte paradossale. Secondo Dyson, le leggi della natura e le condizioni iniziali dell’universo sono tali per cui esso tende a essere il più interessante possibile.

E, fra le altre cose, Dyson indica una strada da percorrere agli ingegneri genetici: la creazione di intelligenze non-umane o post-umane.
Poiché noi siamo una forma dell’intelligenza cosmica, è nostro dovere contribuire alla sua/nostra diffusione nell’universo.
Un contributo a questa diffusione può fornirlo l’ingegneria genetica. La creazione di esseri intelligenti mobili, in grado di assorbire direttamente l’energia solare, potrebbe risolvere il problema dei viaggi cosmici e favorire la colonizzazione dell’universo. Tale colonizzazione, implicando la progressiva trasformazione della materia inerte in organismi intelligenti, è il presupposto della presa di coscienza dell’universo tutto.

A questo proposito risultano interessanti le congetture di Frank Tipler, un ingegnere che basa le sue previsioni futuristiche sul pensiero di Teilhard de Chardin.
Tipler si chiede che cosa potrà accadere quando tutta la materia dell’universo sarà convertita in un gigantesco dispositivo dotato di coscienza che processa informazione.
È evidente che questo essere sarà molto simile al concetto di Dio.
E Tipler, non a caso, mutua da de Chardin il concetto di “Punto Omega” come punto di fusione di tutti gli esseri senzianti in un’unica entità con caratteristiche divine.

Il paradosso di questa visione è che Dio, pur essendo eterno e quindi sempre esistito, potrà entrare concretamente nel mondo solo quando l’uomo (o meglio il suo successore transumano e postumano) riuscirà a convertire tutta la materia in intelligenza.
Peraltro, che il tempo proceda dal passato verso il futuro appare ovvio a noi che viviamo sulla terra, nelle nostre specifiche condizioni spazio-temporali. Ma il tempo è solo una delle quattro dimensioni e non è affatto lineare come pensavamo in passato. In quest’ottica, il tempo non procede dal passato al futuro. L’essere assoluto è immutabile ed eterno, perciò non c’è per esso il tempo nella stessa maniera in cui lo percepiamo noi esseri mortali. Ecco perché il Punto Omega dell’universo può essere benissimo la fine e l’inizio dell’universo.

Ma qui siamo in presenza di una vera e propria escatologia tecnognostica.