EBREI

Distinguiamo anzitutto i tre patronimi che designano questo popolo errante: ‘ebreo’ proviene da Héber, trisavolo di Abramo; ‘giudeo’ significa “della Giudea”; infine Israele (“principe di Dio”) deriva dashara (‘essere principe’) e Al (Dio).

Gli ebrei si considerano i figli di Abramo, il patriarca vissuto all’incirca 4.000 anni fa e che, secondo la Bibbia, regnò sul suo clan che si estendeva dalla Mesopotamia fino alla terra di Canaan.
Guidati da Abramo, gli ebrei si spostarono all’inizio del II millennio a.C. dalla Mesopotamia alla Palestina, dove formarono una comunità — quella dei maccabei — che non conosceva differenze di classe, unita dalla forza di un’unica religione. Tuttavia sorsero alcuni clan che iniziarono a litigare fra loro: i farisei (estremamente tradizionalisti), i sadducei (più ellenici, meno religiosi, più ricchi), gli esseni (molto intransigenti e puristi); e quando le dispute religiose assunsero sfumature politiche, profonde divisioni interne iniziarono a prodursi.

Travolti dall’invasione degli hiksos e fuggiti in Egitto, gli ebrei vi rimasero in stato di schiavitù per circa quattro secoli, finché furono liberati da Mosé, con l’aspirazione di riconquistare la “terra promessa”.
Seguì tuttavia un nuovo periodo di schiavitù in Babilonia sotto Nabucodonosor nel VI secolo a.C. (che ispirò il Nabucco a Giuseppe Verdi, contenente l’ammirevole coro degli schiavi ebrei).
Organizzati dapprima in una federazione di dodici tribù e poi in regno unitario, gli ebrei ebbero come primo re Saul, al quale succedette Davide, che conquistò Gerusalemme. Sotto Salomone il regno ebraico raggiunse la massima estensione e alla morte di lui fu diviso nei regni d’Israele e di Giuda (a partire dall’VIII secolo a.C.). Fu l’epoca dei profeti, tormentata da continue lotte interne, finché i due regni caddero in mano degli assiri prima e dei babilonesi dopo, che ne deportarono gli abitanti in Mesopotamia.
Il re persiano Ciro concesse agli ebrei di fare ritorno in Palestina.
Dopo la conquista romana (l’imperatore Adriano conquistò Gerusalemme e occupò il Consiglio ebraico — il Sinedrio —, guardiano delle Scritture, piedistallo della fede), si accentuò il fenomeno della diaspora e delle persecuzioni, che in Europa si inasprì con l’avvento del cristianesimo (soprattutto nel periodo dell’Inquisizione), giungendo al terribile massacro della Shoah a opera dei nazisti di Hitler, che volevano la definitiva eliminazione del popolo ebreo.
La letteratura degli ebrei è dominata dal Talmud, che costituisce il primo testo di quello che i cristiani chiamano l’Antico Testamento e che fissa le credenze, l’etica, la missione di Israele, venendo a essere un compendio, una summa collettiva e ripartita su alcuni secoli. Per salvare il Sinedrio nel II secolo, un rabbino protetto dall’imperatore Marco Aurelio redasse la Mishna, preludio della Torah che culminò nel Talmud di Babilonia, più conosciuto rispetto al Talmud di Gerusalemme in Palestina. Il Talmud comprende il Pentateuco (cinque libri — Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio — che comprendono le leggi e la tradizione della creazione degli uomini), i libri profetici (dalla morte di Mosè fino a Artaserse, successore di Serse al trono di Persia, i profeti che venero dopo Mosè hanno raccontato la storia del loro tempo in tredici libri), i testi sapienziali e i salmi (quattro libri contenenti inni a Dio e precetti morali). È bene ricordare inoltre che la Bibbia di Alessandria, in lingua greca, comparve nel III secolo a.C.
Per quanto riguarda la letteratura ebraica post-biblica, diciamo solo che anch’essa è di natura prevalentemente religiosa.
Nel 1948 (il 14 maggio) avviene la fondazione dello stato di Israele, con i conflitti e la situazione di guerra quasi permanente che purtroppo conosciamo.
Gli ebrei attendono la fine dei tempi e la venuta del Messia, il quale secondo loro verrà per salire sul trono di Israele. La loro escatologia religiosa, i loro dogmi, i loro riti, le loro tradizioni morali e nazionali, mirano a questo fine, a questo coronamento per la “nazione santa” ereditaria del Trono di Davide, il vincitore di Golia — il Bene che trionfa sul Male.