Versi sberleffi

di Tommaso Iorco
(autore tutelato S.I.A.E.)


introduzione del prof. Gian Domenico Bua


critica del prof. Giorgio Bárberi Squarotti


NEW-AGE

Eccolo compiere i suoi primi passi
tra cibernetici campi virtuali
con lo scafandro, il topo e gli interassi

informatici e in più multimediali
il moderno caosnauto formattato,
mentre riceve su cavi coassiali

l’inizializzazione allo stato
di Verità Ergonomica Somma
che solo ottiene il boolean liberato.

Nella memoria a bolle una somma
depositata nella banca-dati
permette di creare qualche domma

che in base all’elaborazione dati
sarà la nuova religione — o divo!
—semiotica burotica dei vati

muniti del vangelo interattivo
(interfacciabile e quindi ecumenico)
fino al prossimo ciclo iterativo.


TANTRA D’OCCIDENTE

Sull’orma dell’amore di Sofía
una peripatetica esperta
t’ha fatto penetrare nel hagía
chiedendoti però di stare all’erta.

Come quanto il mistico s’indía
entrando nel sacrario dalla porte
del cuore risvegliando per la via
la serpe che assopita parea morta,

così dal basso-ventre la tua biscia
con la mano sinistra lei solleva
chiedendoti dei soldi con la destra.

Se mi chiedi consiglio, dico: “Lascia
perdere, e smetti d’accusare Eva
per la tua stupidaggine maldestra.”


EROBITO

Guarda quel ch’è venuta e se par dessa.
Giannozzo Sacchetti

Con gli occhi chiusi, quel corpo muliebre
nudo sul letto, pareva alabastro
liposcolpito in interita statua:
i grandi seni turgidi si ergevano
come pennoni su un’annosa nave,
le labbra simili a gonfi gommoni;
sulla testa una coda di cavallo
e sul volto un profilo da giumenta.
Diruta ma assai ben bonificata
quella dimora mucida abbicata
fra candide lenzuola si stagliava
come guano di daino sulla neve.
Giaceva là in postura assai sepsi
aspettando il suo turno con pazienza
prima di entrare nel fuoco lustrale.


TOM OF BETHLEHEM

Figlio dell’astro nero della volta
perduto nell’eclisse d’un austero
pianeta in un’ellisse prematura
caduto, sezionato e imprigionato
nella segreta ove ride al supplizio
e stride dall’inizio della lemma.
Con quanta flemma lepido scandisce
(prisco trisagio talché presagisce
la sua sciagura e il suo disagio gravi)
fervido panegirico in parabasi
— o sordida iattura dei miei avi!:
in candida parafrasi capisco
l’onirico suo pirrico vagare.