|
|
Francesco Petrarca
(1304 - 1347)

dal Canzoniere [I]
Voi chascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ondio nudriva l core
in sul mio primo giovenile errore
quandera in parte altruom da quel chi sono,
del vario stile in chio piango e ragiono
fra le vane speranze e l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;
e del mio vaneggiar vergogna è l frutto,
e l pentersi, e l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.
Sri Aurobindos remarks:
«The idea of greatness of poetry is difficult to standardise. Petrarch has written only sonnets and that on one subject, and yet he is considered a great poet and given a place next to Dante.»

dal Canzoniere [CCLXXII]
La vita fugge, e non sarresta una ora,
e la morte vien dietro a grand giornate,
e le cose presenti e le passate
mi danno guerra, e le future ancora;
e l rimembrar e laspettar maccora,
or quinci or quindi, sì che n veritate,
se non chi ò di me stesso pietate,
i sarei già di questi pensier fora.
Tornami avanti, salcun dolce mai
ebbe l cor tristo; e poi da laltra parte
veggio al mio navigar turbati i venti;
veggio fortuna in porto, e stanco omai
il mio nocchier, e rotte arbore e sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

|
|